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	<title>Title &#187; FIAT</title>
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		<title>Sud, le fabbriche del rilancio</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2015 17:01:27 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo l&#8217;articolo uscito sul Mattino del 29 marzo 2015. Si parla di Sud Italia, di Fiat, di stabilimenti all&#8217;avanguardia, di lavoro e di Ergo-UAS.</p>
<p>Articolo: <a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2015/03/Sud-le-fabbriche-del-rilancio.pdf">Sud, le fabbriche del rilancio</a></p>
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		<title>Nuove regole in fabbrica &#8211; Paolo Rebaudengo</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2015 07:43:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo la recensione di Diodato Pirone sul nuovo libro &#8220;Nuove regole in fabbrica&#8221; di Paolo Rebaudengo. https://www.mulino.it/isbn/9788815257369]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo la recensione di Diodato Pirone sul nuovo libro &#8220;Nuove regole in fabbrica&#8221; di Paolo Rebaudengo.</p>
<p>https://www.mulino.it/isbn/9788815257369</p>
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		<title>Fiat acts on the job</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2014 14:19:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Caragnano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Innanzitutto voglio ringraziare Nicola Porro, vicedirettore de Il Giornale, che oggi ha pubblicato un bellissimo commento sulla brillante rubrica &#8220;Zuppa di Porro&#8221; ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/03/automotive.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-707" alt="automotive" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/03/automotive-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Innanzitutto voglio ringraziare Nicola Porro, vicedirettore de Il Giornale, che oggi ha pubblicato un bellissimo commento sulla brillante rubrica &#8220;Zuppa di Porro&#8221; a proposito di Fiat (alleghiamo qui sotto il link per scaricarlo). Finalmente qualcuno si è accorto che Fiat, grazie alla gestione Marchionne, ha salvato migliaia di posti di lavoro. Siamo soliti leggere sulla stampa di un uomo tirannico e di un&#8217;azienda mangiauomini, che costringe tanti poveri innocenti a lavorare in luoghi aberranti come le fabbriche.</p>
<p>La nostra Fondazione ha avuto un ruolo più che determinante nel ridisegno del sistema produttivo di Fiat. Il contratto di lavoro innovativo di Pomigliano è solo un tassello che compone un quadro ben più ampio ed interessante. Nella nuova Fiat contano di più le misure ed i numeri rispetto alle opinioni, spesso fuorvianti, influenzate da interessi di parte. Porro, pur non essendo uno specialista, grazie alla sua intelligenza intuisce che il nuovo sistema di lavoro si basa su centinaia di migliaia di piccoli dettagli messi in fila in un ordine pianificato fin dalla prima idea di prodotto. Il posto di lavoro oggi non si improvvisa. Si progetta almeno due anni prima che venga realizzato. Non è un problema di rapidità. E&#8217; la necessità di fare le cose bene fin dalla prima volta. Sbagliare un&#8217;attrezzatura e doverla modificare una volta che la produzione è a regime sarebbe troppo costoso. Nel passato queste situazioni generavano fatica e tensione tra gli operai, che si lamentavano delle condizioni di lavoro a volte troppo dure, causate da errori di progettazione. Senza misure, queste situazioni venivano spesso scaricate sul terminale della catena di sviluppo: lo stabilimento. Oggi, grazie ad un approccio più scientifico e globale e, soprattutto, grazie al coinvolgimento di più funzioni al processo di progettazione, moltissimi vincoli vengono intercettati quando il metallo non è ancora stato tagliato, rendendo l&#8217;intervento di modifica possibile ed economico. La partecipazione nella nostra Fondazione di tutte le rappresentanze sindacali metalmeccaniche (ad eccezione della Fiom, che aspettiamo con grande favore) ha reso l&#8217;intero processo di cambiamento possibile ed efficiente. Un particolare ringraziamento va proprio a tutti i sindacalisti che si sono impegnati nella diffusione della cultura dell&#8217;organizzazione scientifica del lavoro (nel gruppo denominata ERGO-UAS) e tra questi certamente voglio nominare i membri sindacali del nostro CdA: Ferdinando Uliano (FIM), Eros Panicali (UILM) e Roberto Di Maulo (FISMIC), nonchè quelli del Consiglio degli Esperti: Gianluca Ficco (UILM) e Alberto Cipriani (FIM).</p>
<p>Ho personalmente contribuito alla stesura del nuovo contratto di lavoro del gruppo FCA e alla sua &#8220;vendita&#8221; alle organizzazioni sindacali. Mi sono occupato dei contenuti tecnici che riguardano i ritmi di lavoro, i tempi standard, le saturazioni delle linee, i livelli di fatica, la gestione dei rischi da sovraccarico biomeccanico e l&#8217;organizzazione del lavoro (pause e rotazioni). Faccio tutto questo da molti anni in tutte le parti del mondo e oggi, con molto orgoglio, devo dire, voglio urlare, che il gruppo FCA è all&#8217;avanguardia per tutti questi temi, sopravanzando gruppi che nel nostro Paese godono di una considerazione molto elevata. I nuovi stabilimenti italiani di FCA sono dei gioielli di organizzazione e tecnologia e devono rappresentare un modello da esportare in Italia in tutti i settori in cui è prevalente l&#8217;utilizzo della manodopera</p>
<p>A brevissimo, la nostra Fondazione lancerà un&#8217;iniziativa che ha proprio lo scopo di rendere disponibile questo tipo di cultura industriale a tutte le industrie, di qualsiasi dimensione. Seguiteci e vedrete &#8230;</p>
<p><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/12/Zuppa-di-Porro-07dic2014.pdf">Zuppa di Porro 07dic2014</a></p>
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		<title>IL LAVORATORE AL CENTRO &#8211; Dalla ricerca FIM-Cisl “Le Persone e la Fabbrica” emerge una rinnovata consapevolezza operaia</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2014 14:47:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Sessa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Gabriele Caragnano &#8211; Lo scorso 14 maggio ho partecipato con piacere alla presentazione della ricerca “Le Persone e la Fabbrica” promossa ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Gabriele Caragnano &#8211; Lo scorso 14 maggio ho partecipato con piacere alla presentazione della ricerca “Le Persone e la Fabbrica” promossa da Fim-Cisl in collab<span style="line-height: 1.5em;">orazione con i ricercatori del Politecnico di Milano e di Torino. Lo studio, </span><span style="line-height: 1.5em;">di grande rilevo, ha analizzato l’opinione degli operai </span><span style="line-height: 1.5em;">sulla nuova condizione di lavoro nelle fabbriche Fiat e Cnh in seguito all&#8217;introduzione, sin dal 2005, del modello del Wcm (World Class Manufacturing). In sostanza, l’indagine è stata condotta con l’obiettivo di comprendere le condizioni dei lavoratori e il loro livello di partecipazione all’interno della fabbrica.</span></p>
<p>Tra gli argomenti trattati, vorrei sottolinearne due importantissimi: la sapienza e la consapevolezza operaia. Temi appassionanti e nei quali credo con fermezza. Il lavoratore moderno non può più essere escluso, ma al contrario deve essere coinvolto nelle decisioni legate all’attività della fabbrica; gli esiti della ricerca dimostra<span style="line-height: 1.5em;">no prop</span><span style="line-height: 1.5em;">rio che questo tipo di approccio comporta un beneficio non solo per l’attività lavorativa in se, ma anche e soprattutto per la soddisfazione del lavoratore stesso.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-771" style="line-height: 1.5em;" alt="2" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/05/2-300x226.png" width="300" height="226" />                      <img class="alignnone size-medium wp-image-770" style="line-height: 1.5em;" alt="1" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/05/11-300x223.png" width="300" height="223" /></p>
<p><span style="line-height: 1.5em;">N</span><span style="line-height: 1.5em;">on a caso </span><b style="line-height: 1.5em;">Luci</b><b style="line-height: 1.5em;">ano Pero</b><span style="line-height: 1.5em;">, Professore del Politecnico di Milano, tra i creatori dell</span><span style="line-height: 1.5em;">o studio, sostiene che </span><i style="line-height: 1.5em;">“siamo davanti ad un cambiamento epocale del modo di produrre e ad una nuova generazione di fabbriche: le cosiddette ‘nuove fabbriche’ quelle che hanno introdotto un’automazione evoluta e una diversa e più complessa organizzazione del lavoro (High Performance Work Organization).  Questo nuovo approccio richiede sia l’uso dell’intelletto, sia la partecipazione ai processi produttivi</i><i style="line-height: 1.5em;">delle persone in fabbrica.” </i></p>
<p>Analizzando la situazione negli stabilimenti di Pomigliano e Cassino, dove il WCM ha raggiunto uno stadio di implementazione elevato, possiamo constatare livelli di eccellenza e di coinvolgimento operaio medio alti.</p>
<p>Siamo davanti quindi ad un tema di studio nuovo, quello del cosiddetto impegno cognitivo. Infatti, nell’organizzazione del lavoro futuro, quello previsto dal WCM, il lavoratore dovrà partecipare attivamente al miglioramento continuo dell’azienda. Questo si concretizzerà non solo attraverso la formazione, ma anche e soprattutto attraverso il coinvolgimento dell’operaio in prima persona, ad esempio fornendo propri suggerimenti e proposte. Ne consegue che i lavoratori cercheranno di captare sempre più informazioni e di portare nuove idee utili per l’azienda. L’informazione e di conseguenza l’aspetto cognitivo del lavoro diventeranno fondamentali per spiegare il contesto, fornire feedback e risultare sempre in prima linea.</p>
<p>Per creare un’ambiente di lavoro sereno e positivo è imprescindibile organizzare piccoli team di lavoro che collaborino tra loro sotto la direzione di <i>Team Leader</i> di riferimento.</p>
<p>Infine, è necessaria l’introduzione della cosiddetta <i>Job rotation</i>, che interrompe la routine e consente al lavoratore di sperimentare più postazioni, diventando così esperto in più mansioni.</p>
<p>Riconoscimento e valorizzazione: sono i principi base su cui ruota questa ricerca. Bisogna trarre esempio dall’esperienza di Pomigliano dove questi due principi sono stati eccellentemente applicati. Infatti, per un dipendente risulta molto gratificante essere protagonista di un cambiamento epocale essendo allo stesso tempo artefice e partecipe del successo di uno stabilimento, oggi modello esemplare in tutta Europa.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Due settori industriali a confronto: l’automotive e il bianco</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 08:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Sessa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Gabriele Caragnano &#8211; Dalle scelte del management, all’organizzazione degli stabilimenti fino al modo di lavorare interno alla fabbrica: le differenze tra ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Gabriele Caragnano &#8211; Dalle scelte del management, all’organizzazione degli stabilimenti fino al modo di lavorare interno alla fabbrica: le differenze tra due settori dell’industria italiana raccontano lo scenario del nostro Paese e indicano una direzione molto chiara.</p>
<p>I due mondi, bianco e auto, hanno un comune denominatore: per entrambi è fondamentale, o meglio dovrebbe esserlo, tendere e approcciare a forme di lavoro nuove e moderne. È necessario, infatti, che la realtà aziendale si assicuri prima di tutto che il sistema organizzativo funzioni secondo determinate regole che garantiscano il massimo livello di efficienza possibile nel rispetto di standard in materia di ore lavorate, pause, ritmi, ecc., ma senza tralasciare aspetti ugualmente importanti come il concetto di qualità del lavoro e di team affinché il clima aziendale sia positivo e aperto.</p>
<p>Indubbiamente le scelte manageriali, lo stile adottato e la volontà di sviluppare un nuovo modo di lavorare sono la base per aumentare la produttività industriale. In altre parole, ciò che rende un settore poco dinamico, come oggi quello del bianco, è certamente il parziale utilizzo delle risorse umane. Al contrario, un settore come quello dell’automotive italiano ha saputo rinnovarsi negli anni, grazie a manager di larghe vedute che hanno compreso il significato delle nuove sfide a cui il mercato e la crisi economica li ha sottoposti.</p>
<p>Il settore dell’automotive oggi ha radicalmente cambiando il concetto di fabbrica, ne è un bellissimo esempio il video girato nello stabilimento FIAT di Melfi sulle note della canzone Happy di Pharrell Williams, dove si vede un modello di fabbrica moderno (operai con tute bianche, ambienti pulitissimi, moderni e molto luminosi). Se negli anni 60 visitando uno stabilimento si potevano osservare stuoli di operai in tuta blu che avvitavano bulloni in ambienti tristi e silenziosi, ora non è più così. Oggi le fabbriche di automobili sembrano atelier di alta moda, il lavoro è organizzato in piccoli gruppi di persone con un team leader che si occupa del miglioramento continuo, gli ambienti sono colorati e gradevoli, le mansioni diversificate.</p>
<p>Nel settore del bianco questa evoluzione non è ancora avvenuta. E’ voluta, ma troppo spesso è rimasta solo sulla carta. Si è parlato molto di ripensare in termini più moderni l’utilizzo delle risorse e l’organizzazione del lavoro, ma il risultato è che oggi un’azienda del bianco è molto simile a quella di trent’anni fa. I modelli organizzativi evoluti in stile Toyota (production system) sono noti e diffusi tra i manager del bianco; mancano i meccanismi attuativi che fanno scendere i concetti fino al posto di lavoro, arrivando a modificare comportamenti e condizioni di lavoro dell’operaio.</p>
<p>E allora, per risalire la china perché non chiedere ai manager del settore auto di salvare e riorganizzare il settore del bianco? Nel settore auto, come ad esempio in FIAT, ogni qual volta si avvia la produzione un nuovo modello, avviene un ammodernamento totale degli stabilimenti per aggiornare ogni sistema operativo, dagli aspetti hardware degli impianti e attrezzature a quelli software dei sistemi informativi e delle risorse umane. Indubbiamente questo richiede cospicui investimenti, come per Pomigliano con la produzione della nuova Panda, ma è sotto gli occhi di tutti che le scelte fatte da FIAT abbiano dato e continuino da dare i loro frutti.</p>
<p>Purtroppo non è così nelle aziende del bianco. Quando un nuovo elettrodomestico entra in produzione, nonostante anche in questo caso siano stanziati ingenti investimenti, le linee di montaggio e l’organizzazione del lavoro continuano a perpetrare modelli organizzativi obsoleti. Non si considerano le risorse umane come un fattore chiave della competitività. I lavoratori rappresentano solo un costo che deve essere minimizzato, piuttosto che una fonte di vantaggio competitivo difficilmente replicabile.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Fiat, Uliano (Fim-Cisl): Marchionne dia più soldi agli operai. Premi più alti nelle quattro fabbriche che già vanno bene</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Mar 2014 02:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Caragnano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Diodato Pirone Ferdinando Uliano è il responsabile Fim-Cisl per la Fiat e Cnhi (Iveco e trattori New Holland). Dopo le ultime ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Diodato Pirone</p>
<div id="attachment_624" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/01/IMG_00000083.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-624" alt="Diodato Pirone" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/01/IMG_00000083-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Diodato Pirone</p></div>
<p>Ferdinando Uliano è il responsabile Fim-Cisl per la Fiat e Cnhi (Iveco e trattori New Holland). Dopo le ultime dichiarazioni dell&#8217;amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne («Con Chrysler ora abbiamo i mezzi per ripartire anche in Europa, a partire dalla Renegade prodotta a Melfi»), facciamo il punto sulla situazione sindacale e produttiva degli stabilimenti Fiat in Italia. Un quadro molto più articolato di quanto comunimente si crede.</p>
<p><strong>Allora, partiamo dal quadro generale: qual è, dal vostro punto di vista, la situazione delle fabbriche Fiat?</strong><br />
«Fino all’anno scorso lo scenario era praticamente tutto nero. Ora non più. Si sono completati gli investimenti a Melfi, Sevel, Grugliasco e a maggio ci aspettiamo il nuovo piano con il rilancio dell&#8217;Alfa su Cassino e il completamento del polo del lusso a Mirafiori. Il tutto nel quadro dell’acquisizione del 100% di Chrysler che ovviamente è un punto positivo. Il fatto è che già da tempo alcune fabbriche Fiat in Italia vanno bene. Insomma, c’è un raggio di luce, anzi qui e là è proprio sereno. E’ per questo che noi continuiamo a chiedere alla Fiat un aumento di 40 euro mensili, anche se ci rendiamo conto che il quadro complessivo del mercato e dei conti aziendali europei è ancora critico. Ma per noi un contratto non può esserci senza aumenti salariali».</p>
<p><strong>Oltre all’aumento salariale, quali altri elementi caratterizzano le vostre richieste?</strong><br />
«Segnalo, tra gli altri, due elementi. Primo: vorremmo partire con l’azienda con la contrattazione aziendale di secondo livello perché riteniamo che negli stabilimenti che vanno bene ci siano le condizioni perché i lavoratori ottengano di più. Secondo: sottolineo che nella parte normativa del nuovo contratto, nelle parti già condivise, abbiamo ottenuto oltre ai miglioramenti sull&#8217;orario, anche un avanzamento di carriera per gli operai che fanno i team leader (figura chiave nella nuova organizzazione aziendale perché organizzano minisquadre di 6 colleghi che sono la chiave per l’aumento della produttività)».</p>
<p><strong>Dunque, nelle fabbriche Fiat non c’è solo cassa integrazione.</strong><br />
«Oggi abbiamo tre/quattro stabilimenti, nell&#8217;auto,che marciano bene e spesso ricorrono allo straordinario. In Cnhi molti di più».</p>
<p><strong>Quali stabilimento fanno straordinario?</strong><br />
«A Grugliasco i 2.000 addetti alla Maserati spesso lavorano di sabato. Ad Atessa, alla Sevel che fa i furgoni Ducato, sono appena stati assunti alcuni lavoratori interinali e sono stati chiamati dipendenti Fiat da altre fabbriche. Poi c’è il caso della VM Motori di Cento in provincia di Ferrara, 1.200 dipendenti appena integrati nel gruppo Fiat, che qualche volta lavorano anche di domenica perché producono i diesel Maserati e per l&#8217;America dove sono molto richiesti. Alla Maserati di Modena, infine, sta partendo il secondo turno per la produzione dell’Alfa 4C».</p>
<p><strong>E per questi stabilimenti, solo per loro, vorreste avviare una contrattazione di secondo livello per ottenere miglioramenti economici. Giusto?</strong><br />
«I dipendenti di queste fabbriche vedono volumi in crescita. A loro l’azienda chiede un impegno che merita di essere premiato».</p>
<p><strong>Veniamo al caso della VM di Cento comprata dalla Fiat nello scorso autunno. E’ di queste ore la notizia che cambierà nome e si chiamerà Fiat. I suoi 1.200 dipendenti finora hanno avuto un sistema contrattuale diverso. Perderanno qualcosa?</strong><br />
«Nessuno perderà niente. Per quella fabbrica erano stata concordate due anni fa circa 280 assunzioni e una riduzione delle pause in cambio del forte aumento della produzione di motori».</p>
<p><strong>Ma in alcuni reparti VM le pause restano più lunghe della mezz’ora riconosciuta in Fiat. Dunque?</strong><br />
«Ci batteremo, come è ovvio, perché le assunzioni previste per i prossimi anni, circa 120, siano confermate. La questione delle pause sarà inquadrata nell’applicazione del sistema produttivo della Fiat che è identico in ogni stabilimento. La nostra posizione è chiara: nessun aumento della fatica. Potremmo monetizzare alcune differenze fra l&#8217;attuale situazione e quella futura ma solo una volta verificato con strumenti precisi che la nuova organizzazione del lavoro non fa aumentare la fatica. Desidero essere chiaro, nessun lavoratore VM andrà a rimetterci con il contratto Fiat, anzi potrà avere solo vantaggi».</p>
<p><strong>A proposito di straordinario. Per tutto marzo Pomigliano lavorerà di sabato su un turno. Lì di cassa integrazione ce n’è tanta e Fiat ha appena chiesto una proroga&#8230;</strong><br />
«I sabati di Pomigliano non sono in straordinario perché ad aprile sono previsti due giorni di riposo, con riconoscimento economico. Noi chiediamo all’azienda di alleggerire la posizione dei cassaintegrati, parte dei quali lavorano a rotazione, anche con l&#8217;utilizzo dei contratti di solidarietà a partire dall&#8217;incontro che avremo settimana prossima. Più rotazione più tutela economica, e poi serve una vettura in più per cogliere l&#8217;obiettivo della piena occupazione».</p>
<p><strong>Ieri però Marchionne a Ginevra ha fatto una dichiarazione nella quale, così sembra di capire, dice che con i nuovi Suv Jeep e Fiat darà piena occupazione a Melfi e forse coinvolgerà anche una parte dei cassaintegrati di Pomigliano&#8230;</strong><br />
«E’ una dichiarazione da verificare sul campo, i presupposti ci sono, ma è il mercato che avrà l&#8217;ultima parola».</p>
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		<title>Fiat, boom dei diesel made in Italy in America. E una fabbrica italiana lavora anche la domenica</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Feb 2014 22:32:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Caragnano]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chrysler]]></category>
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		<category><![CDATA[VM Motori]]></category>

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		<description><![CDATA[di Diodato Pirone Nell’universo Fiat c’è una grande fabbrica (oltre 1.200 dipendenti) che lavora anche la domenica. E persino il giorno del ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Diodato Pirone</p>
<div id="attachment_624" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/01/IMG_00000083.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-624" alt="Diodato Pirone" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/01/IMG_00000083-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Diodato Pirone</p></div>
<p>Nell’universo Fiat c’è una grande fabbrica (oltre 1.200 dipendenti) che lavora anche la domenica. E persino il giorno del santo patrono. Accade a Cento, in provincia di Ferrara, dove i reparti dello stabilimento VM Motori – la terza fabbrica italiana di motori dopo Termoli e Pratola Serra – hanno marciato a pieno vapore anche il 3 febbraio, giorno dedicato a San Biagio, protettore della cittadina ferrarese.</p>
<p>La spiegazione di quello che di fronte alla crisi generale ha tutte le apparenze di un miracolo è arrivata oggi addirittura dagli Stati Uniti. In mattinata un informatissimo articolo apparso sul sito specializzato www.autonews.com riportava questo titolo: “Chrysler, in tre giorni, ha ricevuto 8.000 ordini del nuovo pick-up Ram 1.500 appena messo in vendita con il motore eco-diesel dell’italiana VM”. Non si trattava di una indiscrezione. L’articolo riportava le parole ufficialissime del responsabile del brand Ram, Bob Hegbloom: “Sapevamo di aver visto lungo lanciando sul mercato americano questo motore – spiegava Hegbloom – E questa è solo la prima conferma della nostra intuizione”. Secondo il dirigente della Ram la pioggia di ordini in così poco tempo è un evento eccezionale: pari a cinque volte i numeri che si verificano normalmente quando si lancia un modello nuovo.</p>
<p>Il Ram 1500 Ecodiesel 3.0 a sei cilindri è del resto un modello atteso dagli americani da più di un anno. L’amministratore delegato di Fiat Chrysler, Sergio Marchionne, fautore del diesel fin dall’inizio della sbarco del Lingotto in America, ne ha parlato più volte nei vari saloni dell’auto. E nonostante i ritardi nella messa a punto del lanco del prodotto, il pick-up diesel è stato molto apprezzato dalla critica nelle scorse settimane tanto che la versione Ecodiesel ha portato alla premiazione per il secondo anno consecutivo del Ram 1500 come miglior pick-up americano.</p>
<p>Il bello è che nel carniere VM non c’è solo il Ram. La fabbrica ferrarese sforna varie versioni dello stesso motore a 6 cilindri per la Jeep Grand Cherokee che dall’anno scorso viene venduta con il diesel anche in America e anche per le sportivissime Maserati Quattroporte e Ghibli fabbricate in Italia, in quel di Grugliasco, per i mercati europei.</p>
<p>Il paradosso vuole, adottando tutti gli scongiuri del caso, che VM lavori per modelli di grande successo. E così, per quel che si capisce, la bella fabbrica emiliana sta vivendo una specie di fase magica: non riesce a star dietro agli ordini e, nonostante investimenti consistenti in nuovi macchinari, l’innesto di ingegneri e personale proveniente da altre fabbriche Fiat e oltre 100 assunzioni (e altre in arrivo) deve fare un notevole ricorso agli straordinari per la gioia dei dipendenti che percepiscono buste paga meno anemiche del solito. Per ora VM ha confermato ai sindacati l’obiettivo di far crescere la produzione dai 90 mila motori costruiti nel 2012 ai 110 mila di quest’anno. La crescita prevista sarebbe del 22% ma siamo solo a metà febbraio</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Partecipazione e fatica calcolata on line: così si lavora nella fabbrica laboratorio</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jan 2014 19:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Caragnano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FIAT]]></category>
		<category><![CDATA[Panda]]></category>
		<category><![CDATA[Pomigliano]]></category>

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		<description><![CDATA[di Diodato Pirone Devi entrarci dentro per capire cos’è il fortino Pomigliano. La grande fabbrica sotto il Vesuvio è un tuffo in ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Diodato Pirone</p>
<div id="attachment_624" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/01/IMG_00000083.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-624" alt="Diodato Pirone" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/01/IMG_00000083-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Diodato Pirone</p></div>
<p>Devi entrarci dentro per capire cos’è il fortino Pomigliano. La grande fabbrica sotto il Vesuvio è un tuffo in un Truman Show: pezzi di Giappone e di Germania mischiati al profumo delle macchinette distributrici di caffé. Ti accoglie un cartellone elettronico e la scritta «zero infortuni». Poi il plant ti inghiotte in un capannone luminosissimo, sotto il quale fatica la gran parte dei duemila operai le cui mani fanno nascere le Panda made in Italy. Una ogni 70 secondi.</p>
<p>Cos’è Pomigliano? La frontiera dove il lavoro italiano dimostra di non essere secondo a nessuno o un lager modellato sullo sfruttamento moderno? La prima risposta arriva da Marisa Giannini, una bella trentenne infilata nella identica tuta lasca e immacolata degli operai, perché a Pomigliano quadri e impiegati, a partire dal direttore Sebastiano Garofalo, sono vestiti allo stesso modo e lavorano fianco a fianco agli operai, separati da un semplice cristallo. Giannini fa la shift manager (direttore di turno): insomma lei comanda il ballo di mille operai. E’ un ingegnere meccanico laureato a Napoli, un prodotto doc del territorio.</p>
<p>«Sai qual è la verità &#8211; dice Giannini camminando lungo le 385 stazioni di montaggio &#8211; Siamo in prima pagina per il sindacato. Invece quello che conta è che qui c’è una nuova mentalità operaia». Cioè? «Da sempre gli operai &#8211; prosegue Giannini &#8211; pensano che capi e capetti non capiscono un cavolo e che sono loro a portare avanti la produzione». E allora? «Allora, qui questa convinzione vacilla. Forse per la prima volta in Fiat c’è uno scambio produttivo fra il sapere informale degli operai, che è prezioso, e gli obiettivi dell’azienda. Un po’ come in Giappone. Qui è nata una nuova organizzazione del lavoro Fiat. Qui, nel Sud, in quello stabilimento che ci ha fatto piangere tante volte, stiamo realizzando l’auto italiana a zero difetti». Le prove? Giannini riferisce di analisi interne molto dettagliate.</p>
<p>Che sia propaganda o meno un fatto è certo: lungo il montaggio si ascoltano dialetto napoletano e termini giapponesi. Kaizen (cambiamento continuo) e poka joke (un sistemino che azzera piccoli errori di montaggio) sono le parole più frequenti.</p>
<p>Merito della tecnologia, certo: ci sono 630 robot che al buio (per risparmiare la luce) saldano le scocche al millimetro. Ma in realtà il «segreto» di Pomigliano sembra essere l’organizzazione della fatica umana, quella per la quale il 7 novembre Pomigliano sarà premiata come migliore fabbrica europea dalla rivista ingegneristica tedesca AutoProduktion.</p>
<p>Ecco qualche esempio. Mario, meno di 30 anni, del montaggio è uno dei 170 operai assunti &#8211; per paradosso &#8211; per non lavorare. Fa il capo-squadra (team leader) e come ogni sei/otto operai (finora in Fiat i capi-squadra erano uno su 20/25 operai) non monta i pezzi ma coordina il lavoro dei suoi colleghi. «Ora è tutto molto più organizzato di prima», assicura. Il suo potere è da piccolo manager: dà permessi ai «suoi» operai e li propone per i premi. Formula proposte di miglioramento (8.000, finora) e ferma la linea se trova un componente imperfetto. In questo caso scatta un allarme che prevede il controllo del pezzo per le le 7 mila auto succesive e l’immediata riduzione del voto di qualità al fornitore.</p>
<p>L’altra grossa novità del processo produttivo pomiglianese è un metodo di lavoro dal nome indigesto: Ergo-Uas (ergonomia unita a Universal analysing system), che significa pianificazione maniacale del montaggio. «Fiat oggi sa che per montare i 5 mila pezzi della Panda servono 54 mila movimenti degli operai», spiega il progettista della linea, l’ingegner Gabriele Caragnano. Ogni movimento &#8211; anche il montaggio di una vite &#8211; è misurato al computer per stabilirne il tempo ottimale di durata, la fatica richiesta e il riposo compensativo in secondi. «Con l’obiettivo non di lavorare più velocemente &#8211; assicura Caragnano &#8211; ma di sincronizzare al meglio il lavoro evitando che alcuni operai sudino e altri perdano tempo».</p>
<p>«Ma lo sforzo più grande &#8211; aggiunge Garofalo, il direttore siciliano («Figlio di un bidello», lo scriva) &#8211; lo abbiamo fatto sul coinvolgimento degli operai. Ogni squadra deve presentare 30 proposte di miglioramento l’anno. Una ci ha fatto risparmiare 65 mila euro». E’ sera quando si esce dalla fabbrica-laboratorio. Si intravede il profilo del Vesuvio, il vulcano tutt’altro che spento.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le menzogne del Partito della Rifondazione Comunista d&#8217;Abruzzo su ERGO-UAS in FIAT SEVEL</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jan 2014 15:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Caragnano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Ergonomia]]></category>
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		<category><![CDATA[SNOP]]></category>

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		<description><![CDATA[Carissimo lettore, Ancora una volta il nostro approccio alla buona progettazione del lavoro viene messo sotto attacco. Solitamente non ho il tempo ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimo lettore,</p>
<p>Ancora una volta il nostro approccio alla buona progettazione del lavoro viene messo sotto attacco. Solitamente non ho il tempo di fornire risposte a chi non vuol sentire, nè voglio fare troppa pubblicità ad opinioni così faziose e completamente false. Purtroppo la materia è complessa e solo pochi esperti sanno distinguere i fatti dalle pure ideologie, così, complici anche le vacanze natalizie, che mi concedono qualche ora libera dagli impegni lavorativi e famigliari (ho due figli molto esigenti&#8230;), mi accingo a farvi partecipi di questa ulteriore disputa sulla presunta &#8220;pericolosità&#8221; del modello di organizzazione del lavoro ERGO-UAS, adottato da molte aziende italiane ed in particolare dal gruppo Fiat.</p>
<p>La vicenda inizia con una segnalazione riguardante un opuscolo pubblicato sul WEB dal Partito della Rifondazione Comunista d&#8217;Abruzzo e riguardante ERGO-UAS. (<a href="http://www.rifondazioneabruzzo.org/?p=2057">http://www.rifondazioneabruzzo.org/?p=2057</a>). Il titolo è emblematico: &#8220; Ergo-UAS. La metrica del lavoro che fa male&#8221;. Incuriosito dal titolo, leggo il documento, molto ben architettato e presentato, e subito mi accorgo di inesattezze, errori ed imprecisioni tecniche che vanno tutte nella stessa direzione: fango su di noi e su Fiat, stabilimento di Sevel. Dato che molte valutazioni tecniche ed esempi venivano attribuiti all&#8217;ergonomo Francesco Tuccino, consulente utilizzato spesso da FIOM e ben conosciuto da me grazie alla sua partecipazione ai nostri corsi di formazione sindacali, rispondo brevemente sia alla segreteria regionale del Partito della Rifondazione Comunista d&#8217;Abruzzo sia a Francesco Tuccino  informandoli che l&#8217;opuscolo conteneva molte inesattezze che ne compromettevano la sua funzione informativa.</p>
<p>Qui di seguito il testo della mia prima comunicazione:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/01/CRGGRL65L17L682N.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-579" alt="CRGGRL65L17L682N" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/01/CRGGRL65L17L682N-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Buongiorno,</span></p>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Ho letto con molto interesse il vostro opuscolo di cui all&#8217;oggetto. Essendo l&#8217;ideatore ed uno degli sviluppatori del modello ERGO-UAS è appassionante e fonte di soddisfazione per me constatare che qualcuno si occupi di qualcosa che ho personalmente generato (oggi è difficile attirare l&#8217;attenzione delle masse).</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Tuttavia vi segnalo che molte delle definizioni e affermazioni riguardanti ERGO-UAS riportate sono errate e che, in particolare, l&#8217;elaborazione degli esempi applicativi utilizzati dal vostro ergonomo Tuccino sono completamente sbagliati nelle assunzioni di base, nel procedimento seguito nonchè nei risultati ottenuti. Chiunque dei delegati di qualsiasi organizzazione da noi certificati come Auditor Sindacale sarebbe in grado di rilevare tali errori e questo non sarebbe affatto auspicabile per la vostra organizzazione. Sarà mia cura nei prossimi giorni fornirvi la soluzione corretta dei suddetti esempi, in modo che possiate diffondere un&#8217;informazione corretta ai vostri lettori senza ricevere facili critiche.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">A disposizione se volete approfondire l&#8217;argomento in un incontro dal vivo. Come probabilmente già sapete, la nostra Fondazione si propone come ente NON PROFIT neutrale al servizio di aziende, sindacato e università per attività di ricerca, formazione e supporto all&#8217;utilizzo di organizzazioni del lavoro scientifiche e sane (scientifiche non sugnifica alienanti ma, al contrario, progettate fin nei minimi particolari per ottimizzare produttività ed ergonomia, ovvero la Buona Produttività).</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">L&#8217;occasione mi è gradita per porgere i miei saluti</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Gabriele Caragnano</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Direttore Generale della Fondazione ERGO-MTM Italia</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Dopo alcuni giorni ricevo un email da Francesco Tuccino, che diceva:</div>
<div></div>
<div></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Salve Gabriele,</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;"> Mi hai inviato un tuo commento e la copia di un opuscolo di cui non conoscevo l&#8217;esistenza.</span><br />
<span style="color: #808080;"> Da una lettura rapida deduco c&#8217;è l&#8217;autore ha &#8220;pescato&#8221; on line tra le cose che ho scritto ed ha modificato il tutto a suo piacimento ( senza interpellarmi).</span><br />
<span style="color: #808080;"> Tu nel tuo commento ti &#8220;lasci andare&#8221; in giudizi su eventuali miei errori relativi alle analisi su ergouas: senza specificare di quelli errori si tratti e senza avermi prima contattato per chiedermi se le cose scritte nell&#8217;opuscolo erano connesse con me.</span><br />
<span style="color: #808080;"> L&#8217; unico dibattito- contradditorio che abbiamo avuto, sul tema ergouas, è quello avvenuto sul sito Snop.</span><br />
<span style="color: #808080;"> Credo che queste tematiche richiedano una soglia minima di serietà tecnico-scientifica; serietà che non riscontro nè da parte degli autori dell&#8217;opuscolo nè nel tuo commento allo stesso.</span><br />
<span style="color: #808080;"> Cordiali saluti</span><br />
<span style="color: #808080;"> Francesco</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div>E&#8217; incredibile per me constatare che Tuccino non sapesse niente dell&#8217;opuscolo. Questo può significare due cose: che l&#8217;operazione sia stata messa in piedi non con l&#8217;intento di fare chiarezza ma col solo scopo di fare polemica strumentale; oppure che l&#8217;autore dell&#8217;opuscolo non disponesse delle necessarie conoscenze tecniche per trattare questi argomenti complessi.</div>
<div></div>
<div>A questo punto io replico a Tuccino scrivendo:</div>
<div></div>
<div></div>
<div>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Francesco,</span></p>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Ti assicuro che non mi sono affatto lasciato andare nella mia replica, che non si è certamente esaurita con quel breve messaggio. Ritengo al contrario la mia risposta pacata e portatrice di rispetto, soprattutto nei tuoi confronti. Credo tu abbia un serio problema con chi ha scritto l&#8217;opuscolo avvalendosi del tuo nome. Se non smentisci formalmente il tuo coinvolgimento diventi complice dell&#8217;operazione diffamatoria e verrai chiamato a risponderne insieme a chi ha orchestrato l&#8217;operazione. Poveri operai di Sevel! Chissà quanti sono stati ingannati da quelle falsità e sbattutti in prima linea con un cartello o una bandiera di protesta in mano a reclamare giustizia e protezione.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Da parte mia non ho ritenuto di interpellarti preventivamente, poichè questa situazione si era già verificata con lo &#8220;scambio di opinioni&#8221; avvenuto sul sito SNOP. Anche allora tu, insieme ai dottori Occhipinti e Colombini, pubblicaste delle analisi EAWS non corrette e traeste delle conclusioni perentorie senza alcuna richiesta di conferma da parte mia (dove stava nascosta allora la serietà tecnico scientifica?). In quell&#8217;occasione la fiducia nei vostri confronti si è esaurita, poichè fu chiaro che l&#8217;intento non era certo scientifico ma solo denigratorio (ognuno di Voi con intenti diversi ma coincidenti nella critica distruttiva verso ERGO-UAS). E pensare che nei tuoi confronti, così come per tutti i tuoi colleghi FIOM (o ex colleghi), ho sempre dimostrato apertura e disponibilità, offrendovi seminari e corsi di formazione con totale apertura e trasparenza, cercando sempre di fondare i nostri confronti sulla base di fatti oggettivi e misurabili. Pensa che, nonostante tutto, ancora oggi sto cercando col progetto della Fondazione di avere tutti quanti attorno ad un tavolo a costruire un sistema di organizzazione del lavoro condiviso. Ancora oggi, ogni volta che organizzo attività formative gratuite a favore dei sindacati, non manco mai di invitare anche la FIOM, nonostante gli imbarazzanti silenzi che ogni volta ricevo in cambio.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Farò tutto quanto in mio potere per raccontare questa storia, poichè credo che per fare del bene al nostro Paese (industria, lavoratori, sindacati, &#8230;) sia necessario un approccio più onesto e pulito, che abbia davvero a cuore la salute delle aziende e dei lavoratori e non una parte politica piuttosto che uno strumento di analisi del rischio da movimenti ripetuti.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Saluti</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Gabriele Caragnano</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Direttore Generale Fondazione ERGO-MTM Italia</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Controreplica di Tuccino:</div>
<div></div>
<div></div>
<div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Gabriele,</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Sinceramente devo dire, soprattutto alla luce della mia ricerca su &#8221; ergonomia e odl nel settore automotive in UE&#8221;, che la validità tecnico scientifica delle metodologie utilizzate per la VR è un problema  che può avere delle conseguenze sulla qualità delle condizioni di lavoro; ma questo non rappresenta il punto chiave.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Il vero problema, secondo me, sono i dati su cui si basano le valutazioni dei rischi ( VR); se i dati relativi ai singoli fattori di rischio ( freq az/min, postura ecc) non sono una &#8221; foto fedele&#8221; delle modalità concrete di lavoro , il risultato della VR non sarà corretto e, di conseguenza, non saranno adottate le misure di prevenzione adeguate.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">La mia azione con il sindacato ( in particolare la Fiom) partiva dalla convinzione che solo i delegati possono agire con efficacia  sulla Qdl ( qualità del lavoro)   e si proponeva proprio questo obiettivo: fornire ai delegati le conoscenze-competenze per poter verificare la correttezza dei dati su cui si basano le VR.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Purtroppo il sindacato non si è mai occupato concretamente della qualità della vita dei lavoratori e continua a non occuparsene&#8230;.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Quindi, secondo me, il vero problema della Qdl in Fiat, ad esempio, non è tanto l&#8217;utilizzo di ergo-uas, al di là dei punti critici di Eaws rispetto ad Ocra ( che non sto qui a ripetere),ma la veridicità dei dati su cui si basano le VR.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Del resto nei corsi con i delegati ho sempre consigliato di fare le verifiche delle Vr Fiat con Ocra e Niosh e non con Eaws.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Per quanto riguarda l&#8217;opuscolo di Rifondazione non saprei cosa dire, e non mi &#8221; riscalderei&#8221; tanto.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Del resto i documenti sul dibattito Eaws-Ocra, inclusi i tuoi, sono pubblici ( sul sito snop); quindi chiunque può utilizzarli per scrivere qualcosa. Se lo ritieni opportuno puoi agire nei confronti dell&#8217;autore dell&#8217;opuscolo ( rifondazione comunista).</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Ripeto: il problema chiave, rispetto alla qualità della vita di lavoro, non sono tanto le metodologie di VR, ma la forte carenza dell&#8217;azione sindacale sul tema dell&#8217;organizzazione del lavoro.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Saluti</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Francesco Tuccino</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div>A questo punto siamo arrivati ad oggi, 1 gennaio 2014, e qui di seguito cerco di esprimere il mio pensiero chiarendo la mia posizione riguardo alle polemiche che in questi anni hanno accompagnato l&#8217;introduzione di ERGO-UAS e chiudendo con una proposta che spero venga raccolta:</div>
<div></div>
<div></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Francesco,</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;">
<div style="padding-left: 30px;">
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Apprezzo molto la tua replica e condivido la tua analisi, che individua nella qualità dei dati su cui si basa la valutazione del rischio uno dei fattori più critici. Tuttavia, sulla base delle mie esperienze, ne traggo conclusioni differenti.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Io credo che i due elementi da controllare maggiormente nella valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico siano, in ordine di importanza, la qualità del dato e la deviazione dell&#8217;applicatore, seguiti a una certa distanza dalla deviazione del sistema. L&#8217;approccio ERGO-MTM nasce appunto per controllare i primi due fattori:</span></div>
<div style="padding-left: 30px;">
<ul style="padding-left: 30px;">
<li style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Qualità del dato: quando il dato è frutto della pura osservazione diretta da parte di chiunque non sia il responsabile della progettazione del ciclo</span></li>
<li style="padding-left: 30px;">
<ul style="padding-left: 30px;">
<li style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">è assai elevata la probabilità di non considerare tutti gli elementi che lo compongono. Le difficoltà di raccogliere tutti gli elementi necessari (sequenza dei movimenti, frequenze, mix produttivo) sono elevatissime e rendono il l&#8217;osservazione diretta molto onerosa in termini di tempo e di competenze richieste</span></li>
<li style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">è impossibile riconoscere le deviazioni di metodo introdotte dall&#8217;operatore o da una situazione transitoria della configurazione del posto di lavoro</span></li>
<li style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">è molto breve la validità dell&#8217;analisi ergonomica, dato che prodotto, processo e mix produttivo sono in continuo cambiamento</span></li>
</ul>
</li>
<li style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Deviazione dell&#8217;applicatore: se le regole di applicazione del sistema di valutazione del rischio non sono chiaramente definite, anche a parità di dati raccolti, si giungerà a conclusioni anche molto diverse. Se consideriamo ad esempio uno dei migliori sistemi di valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori dovuto a movimenti ripetuti (OCRA), quando chiediamo ad una batteria di ergonomi addestrati di contare il numero di azioni tecniche, scopriamo che la deviazione dei risultati è decisamente eccessiva. Ciò è certamente dovuto alla insufficiente chiarezza dei testi/manuali che presentano la definizione di azione tecnica</span></li>
</ul>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Ovviamente e certamente anche la deviazione del sistema è importante, per cui è necessario selezionare un sistema che sia affidabile nelle sue conclusioni una volta limitata la deviazione dell&#8217;applicatore e assicurata la qualità del dato raccolto. ERGO-MTM non è un sistema di valutazione del rischio, poichè nasce con altre finalità: prevenire il rischio, piuttosto che misurarlo ex post. Tuttavia appare evidente come esso possa essere efficacemente utilizzato anche nella valutazione del rischio. Le criticità sopra elencate (qualità del dato, deviazione dell&#8217;applicatore e deviazione del sistema) sono brillantemente superate grazie alle seguenti caratteristiche:</span></p>
</div>
<div style="padding-left: 30px;">
<ul style="padding-left: 30px;">
<li style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">La valutazione del rischio è basata su dati che sono direttamente dedotti dal ciclo di lavoro proigettato con MTM (MTM-UAS nel caso di Fiat). Qualsiasi variazione di processo, prodotto o mix produttivo viene immediatamente recepita dal ciclo di lavoro, unico dato in azienda ad essere un driver per tutti i processi gestionali (pianificazione, schedulazione, utilizzo capacità produttiva, addestramento operatori, rifornimento materiali, costificazione, analisi degli investimenti, &#8230;.)</span></li>
<li style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">ERGO-MTM è costituito da MTM (progettazione e metrica del lavoro) ed EAWS (analisi ergonomica), due sistemi ufficiali MTM ed appartenenti alla piattaforma tecnica internazionale. Ciò significa che i manuali applicatore sono soggetti ad un rigido processo di controllo qualità e di miglioramento continuo ad opera delle associazioni MTM nazionali appartenenti al network MTM. Ogni fattore di influenza (postura, forza, frequenza di azione, &#8230;) è definito secondo uno standard consolidato, fornendo esempi applicativi es esercizi di verifica.</span></li>
</ul>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Detto ciò, sottolineo un&#8217;ulteriore differenza di approccio, che spesso viene dimenticata o non percepita dai non addetti ai lavoro: ERGO-MTM è un sistema di <b>PROGETTAZIONE</b> del lavoro che considera pesantemente gli aspetti ergonomici oltre a quelli efficienziali (metodo e rendimento di lavoro). L&#8217;oggetto dell&#8217;analisi è il prodotto-processo (posto di lavoro) e non l&#8217;operatore. I sistemi di valutazione del rischio, invece, valutano il rischio dell&#8217;accoppiamento di uno specifico operatore (con la propria altezza, capacità e forza) con un dato posto di lavoro in cui viene eseguito un compito richiesto e pianificato. Se si cambia l&#8217;operatore oggetto dell&#8217;analisi ergonomica, questa deve essere completamente rivista e ricalcolata (nuova osservazione). Così come dovrebbe avvenire ogni qualvolta viene modificato un parametro organizzativo (quantità prodotta, mix, ribilanciamento linea, &#8230;). In certe realtà molto dinamiche (ad esempio nel settore automobilistico ed in generale nel manifatturiero) questi cambiamenti sono assai frequenti e rendono l&#8217;applicazione della mappatura del rischio su base osservazionale praticamente inapplicabile (oppure applicata solo formalmente, in ottemperanza ad obblighi di legge che tanto non possono essere verificati da organi di controllo impreparati ad affrontare temi così complessi).</span></p>
</div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Per utilizzare ERGO-MTM (sarebbe meglio dire EAWS) per la valutazione del rischio di un dato operatore, basterebbe mappare l&#8217;operatore sulla curva antropometrica e su quella della distribuzione delle forze massime applicabili. A quel punto, con un comune sistema di simulazione in grado di predire le posture interpretando l&#8217;analisi MTM (ad esempio il sistema TiCon, utilizzato da Fiat e progettato dal network MTM) è immediato ottenere in qualsiasi istante una valutazione del rischio aggiornata all&#8217;ultimo secondo prima della stampa.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Detto questo (se compreso), è facile comprendere la mia posizione, che considera le polemiche sollevate da SNOP e da parte di FIOM (alimentate da interessi di parte e propinateci come pareri scientifici!) su questo argomento pretestuose, inutili e dannose per il Paese. Si fissano sull&#8217;albero e non vedono la foresta, dimenticandosi completamente dei problemi reali che devono essere concretamente affrontati sul campo per garantire competitività alle nostre imprese ed allo stesso tempo per assicurare condizioni di lavoro sicure ed ottimali per i nostri lavoratori. Il ruolo della Fondazione vuole anche essere un ruolo di controllore a favore di tutte le parti, affinchè, condivisa la metodologia di raccolta dati e il metodo di valutazione del rischio, ci si concentri esclusivamente sulla realtà dei fatti, senza filtri polemici ed interessi di bottega.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">A dimostrazioine della nostra volontà di ricerca di soluzioni e metodi condivisi, ti invito a partecipare ad un gruppo di approfondimento di questi argomenti, che verrà formalizzato e gestito dalla Commissione Tecnica di Ergonomia, organo tecnico parte del Consiglio degli Esperti della Fondazione, presieduto dal Prof. Francesco Violante dell&#8217;Università di Bologna. Cosa ne pensi?</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Dato che credo che questa nostra corrispondenza possa essere di pubblica utilità ed interesse, trasferisco il luogo di scambio di opinioni sul mio blog. Ti invito ad esprimere le tue opinioni all&#8217;indirizzo <a href="http://blog.ergo-mtm.it/" target="_blank"><span style="color: #808080;">http://blog.ergo-mtm.it/</span></a> . Sarai sempre benvenuto e pubblicato.</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">L&#8217;occasione mi è gradita per augurarti un Buon Anno</span></div>
<div style="padding-left: 30px;"></div>
<div style="padding-left: 30px;"><span style="color: #808080;">Gabriele</span></div>
</div>
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<div></div>
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		<title>Fiat: Elkann-Marchionne, mercato difficile ma centreremo obiettivi</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Dec 2013 09:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Caragnano]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 13px;">&#8220;Il nostro primo pensiero e&#8217; per l&#8217;impegno che avete messo nel vostro lavoro, in un anno molto difficile &#8211; scrivono Elkann e Marchionne &#8211; il mercato europeo dell&#8217;auto, e quello italiano in particolare, hanno continuato a mostrare segni di debolezza, rendendo ancora piu&#8217; impegnativo il nostro compito. La dedizione e la concentrazione da parte vostra non sono mai venute meno. Anche in quanti di voi hanno lavorato in modo saltuario, lo sconforto non ha prevalso. A tutti voi desideriamo oggi dire &#8216;Grazie&#8217;&#8221;. &#8220;In questo quadro &#8211; prosegue la lettera ai dipendenti &#8211; abbiamo preso alcune decisioni coraggiose, che riguardano soprattutto gli stabilimenti italiani e che siamo convinti ci ripagheranno nei prossimi anni: invece di chiudere alcuni impianti, abbiamo scelto di puntare sulla parte alta del mercato, sfruttando appieno le potenzialita&#8217; dei nostri marchi e i numerosi vantaggi che ci derivano dall&#8217;alleanza con Chrysler</span></p>
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