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	<title>Title &#187; iacona</title>
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	<description>Femi&#039;s blog</description>
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		<title>ERGO-UAS &#8211; Presa Diretta &#8211; Puntata del 20 settembre</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2015 10:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Sessa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo lo scambio di lettere tra l&#8217;Ing. Caragnano, Direttore della Fondazione Ergo e il giornalista Riccardo Iacona, presentatore di Presa Diretta relativamente ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo lo scambio di lettere tra l&#8217;Ing. Caragnano, Direttore della Fondazione Ergo e il giornalista Riccardo Iacona, presentatore di Presa Diretta relativamente ad un tema a noi caro: il dibattito intorno all&#8217;ERGO-UAS.</em></p>
<p><strong>Gentile dottor Iacona,</strong><br />
Sono uno dei &#8220;papa&#8217; (almeno quello italiano) del sistema Ergo-Uas da Lei citato e descritto nella puntata di Presa Diretta del 20 settembre. Intorno a questo sistema è nata la Fondazione Ergo di cui sono il direttore. Le scrivo solo ora perché ero all&#8217;estero per lavoro.<br />
Mi permetto queste osservazioni con spirito costruttivo perché penso che Lei sia un giornalista bravo, interessato al cuore delle storie che racconta, al loro valore aggiunto fruibile da tutti gli ascoltatori e non solo culturalmente sensibile ad alcuni legittimi interessi. Che restano interessi parziali per quanto nobili essi possano essere poiché sindacali.<br />
Le invio questo contributo anche perché penso che l&#8217;Italia possa uscire dalla crisi solo attraverso un miglioramento delle condizioni di lavoro anche, anzi, soprattutto, nelle moltissime fabbriche di quello che resta il secondo paese manifatturiero d&#8217;Europa. Un obiettivo, quello del buon lavoro, che anche il servizio pubblico dovrebbe raccontare e perseguire con costanza per il bene comune degli italiani.<br />
Vengo al dunque. Lei definisce Ergo-Uas come un sistema che fa lavorare più comodamente gli operai ma che ne aumenta la saturazione, ovvero il carico di lavoro.<br />
Non mi riconosco in questa sintesi. Messa così &#8211; e non è difficile riconoscere l&#8217;origine cultural-sindacale di questa definizione – al telespettatore arriva un messaggio devastante: hanno inventato l&#8217;ennesima diavoleria per torturare i poveracci che ancora si ostinano a lavorare in fabbrica.<br />
Ma allora come mai l&#8217;Ergo-Uas viene utilizzato da circa 630.000 lavoratori in tutto il mondo (circa 100.000 in Italia) e in particolare nella Germania del grande sindacato da imprese grandi e piccole a partire da Volkswagen o Bosch? E come mai lo stesso sistema in Italia viene adottato dalla Fiat e guarda caso anche dalla Lamborghini, entrambe citate nella puntata, l&#8217;una a mo&#8217; di diavolo e l&#8217;altra di acqua santa?<br />
E allora Le chiedo un supplemento di riflessione.<br />
Il punto è il seguente: parlando di LAVORO, il telespettatore del servizio pubblico ha diritto o no di avere informazioni e chiavi di lettura che non siano SOLO quelle – legittime ma fatalmente limitate – dei volantini sindacali?  Non perché il sindacato sia brutto, sporco e cattivo. Anzi. Ma per il semplice fatto che esso rappresenta UNA PARTE della catena lavorativa. Anzi ogni sindacato rappresenta una frazione dell&#8217;universo dei dipendenti.<br />
Ma la realtà del LAVORO è molto più complessa e più ricca e giornalisticamente più interessante di quella offerta dalla legittima propaganda sindacale.<br />
Scavando un pochino, la Sua redazione avrebbe sicuramente scoperto che – anche sulla base dell&#8217;Ergo-Uas – Melfi è il primo grande stabilimento italiano le cui LINEE PRODUTTIVE SONO STATE PROGETTATE ASSIEME DA OPERAI E INGEGNERI riuniti per mesi assieme in un capannone ad hoc chiamato Work Place Integration (pilotino in gergo).<br />
Perché? Non certo perché la Fiat si sia trasformata in una associazione caritatevole. Questo accade perché quell&#8217;azienda – nell&#8217;ambito del proprio piano industriale reso pubblico ad azionisti e sindacato – oggi produce IN ITALIA – ripeto IN ITALIA – automobili più ricche e più complesse delle classiche utilitarie.<br />
Quindi l&#8217;azienda ha BISOGNO di MIGLIORARE le condizioni di lavoro. Non si possono produrre auto premium (e per tutto il mondo e non più solo per l&#8217;Europa) trattando male gli operai e senza la loro partecipazione attiva al processo di produzione. È semplicemente illogico.<br />
In questo quadro Ergo-Uas garantisce a impresa e operai dati comuni e molto precisi. Su questi dati – un linguaggio comune non un semplice cronometraggio dei movimenti – si discute e si tratta per trovare il modo migliore di lavorare sprigionando più produttività SENZA FATICA.<br />
Si, gentile dottor Iacona, si può fare. Meccanismi win win fra padroni e operai sono possibili. Nelle fabbriche moderne la FATICA è DIMINUITA. Ci sono mille altri problemi (le consiglierei di leggere l&#8217;inchiesta operaia con ben 5.000 questionari fatta da Fim-Cisl e Politecnico di Milano) ma non quello della fatica. Le sembra poco? E allora aggiungo che l&#8217;aumento della produttività (che è dato non solo dalla saturazione ma da mille altri fattori) consente di trasferire ai dipendenti una parte dei maggiori utili conseguiti. E ancora: nel momento in cui azienda e operai accettano di lavorare assieme al miglioramento delle condizioni di lavoro è evidente che si creano le condizioni per una progettazione dei prodotti e dei macchinari che inglobi E VALORIZZI il “sapere operaio” con l&#8217;obiettivo di evitare fin dalla fase della pianificazione di lavorare male e/o troppo o troppo poco.<br />
Perché non Le sfuggirà, Lei che è sensibile al tema della giustizia, che la catena di montaggio ben progettata e CULTURALMENTE CONDIVISA (questo è Ergo-Uas) è garanzia di equità fra gli operai. Nelle fabbriche dove a postazioni faticose si affiancano altre postazioni “leggere” si lavora male, si scatenano guerre fra poveri, esplodono le raccomandazioni e il sindacato (e l&#8217;azienda) ne viene stravolto.<br />
Aggiungo un altro elemento: la fabbrica – come tutte le cose umane, televisione compresa &#8211; è soggetta a continue evoluzioni. Non è più quel luogo di sporcizia e dolore che era un secolo fa. L&#8217;autodenigrazione del proprio lavoro che ha fatto l&#8217;operaia intervistata nella sua trasmissione (e non solo lei) è un autogol culturale tipicamente italiano che spiace veder ingigantito da importanti trasmissioni come la Sua. Perché un&#8217;azienda dovrebbe pagare bene un&#8217;operaia che fa cose così banali?<br />
Invece, oggi l&#8217;operaio è un tecnico che sempre più spesso fa lavori complessi (a Melfi ogni postazione dispone di un computer sul cui schermo gli operai devono firmare alcune mansioni) e lavora in base a mansioni a rotazione interne ad una squadra. In fabbrica si fa squadra. Gli operai sono inglobati in piccoli gruppi di 6/7 persone che hanno obiettivi monitorati di partecipazione alla vita professionale e sociale della fabbrica. L&#8217;operaio non è più un numero anche nelle grandi fabbriche.<br />
La puntata ha dedicato pochi secondi a un dettaglio: gli stipendi a Melfi oscillano fra i 1.600 e 1.900 euro netti al mese. Mi dica: nel Sud, in Basilicata, ma anche a Roma, dove è possibile raggiungere stipendi di questo livello alla prima assunzione? E allora è meglio fare l&#8217;operaio a Melfi o il barista in nero o il muratore o il bracciante o l&#8217;impiegato al catasto che spesso è la figura professionale più alienata? Non trova che l&#8217;informazione sulla turnistica del modello Melfi sia monca senza un accenno al nuovo contratto dei dipendenti Fiat (che viaggiano sui 20/25.000 euro all&#8217;anno) che avranno fino a 10.000 euro in più in 4 anni con aumenti annui fra l&#8217;8 e il 12%? Sono i primi frutti del maggior valore aggiunto prodotto con auto come la Jeep Renegade o le Maserati. Frutti di quel salto di qualità complessivo che il mondo Fiat – nel tentativo di uscire dalla mediocrità in cui era caduto – sta lentamente facendo. Ma questo tentativo non è chiuso dentro un&#8217;azienda e ha ricadute positive sulle persone e sul territorio.<br />
Dottor Iacona, non è l&#8217;articolo 18 o il jobs act a garantire l&#8217;occupazione. È il buon prodotto, la buona strategia aziendale, la buona qualità del lavoro che salvano l&#8217;occupazione, garantiscono uno stipendio dignitoso e permettono agli ingegneri delle università del Sud di restare nel Sud.<br />
Infine Il grande spazio che Lei ha dedicato ai turni – tema che per la verità nulla ha a che fare con il jobs act – mi ha sorpreso. Ovunque nel mondo (e ci sono molti casi italiani di aumento della turnazione condiviso con tanto di firma da Fiom) l&#8217;aumento dei turni è un sintomo di buona salute di un&#8217;azienda e dunque dei suoi dipendenti. I 20 turni a Melfi hanno consentito la nascita di una quarta squadra e l&#8217;assunzione di 2.000 ventenni quando fino a pochi mesi fa alcuni sindacati (non solo la Fiom) sostenevano che lì ci sarebbero stati migliaia di esuberi nonostante l&#8217;arrivo della Jeep.<br />
Lei ha dato credito (molto credito) a coloro che sostenevano questa tesi anche se la realtà li ha smentiti. Lei darebbe credito a un Suo collega che sbaglia articoli importanti sulla materia in cui è specializzato? E poi: i turni creano disagi? Non c&#8217;è dubbio. Ma lo chieda anche alle commesse del Suo supermercato. Scoprirà che a Melfi si lavora una domenica ogni 8 mentre nei supermercati romani si fanno minimo due domeniche AL MESE.<br />
Sono stato colpito dallo stile e dall&#8217;alto valore aggiunto di alcune Sue trasmissioni, come quella dell&#8217;anno scorso dedicata al sistema del trasporto pubblico francese. Sono sicuro che Lei tornerà a raccontare l&#8217;evoluzione della fabbrica italiana componendo le legittime tesi sindacali con gli altri segmenti di questo mondo che gli donano fascino e lo rendono tutt&#8217;oggi lo STRUMENTO MIGLIORE col quale produrre e DISTRIBUIRE RICCHEZZA specialmente nel Mezzogiorno. Se il servizio pubblico è informazione al tempo complessa e il più possibile vicina al vero, quello che succede in profondità nel mondo del lavoro meriterebbe la qualità del Suo racconto.</p>
<p>Gabriele Caragnano<br />
Direttore Generale Fondazione Ergo<br />
________________________________________________________________________<br />
________________________________________________________________________</p>
<p><strong>Gentile dott. Caragnano,</strong><br />
grazie di averci scritto e delle riflessioni che ci ha voluto proporre anche relative al processo partecipativo che a Melfi ha portato all&#8217;adozione del sistema Ergo-Uas.</p>
<p>Ci tengo a dirle, e penso che dalla puntata sia emerso, che noi non abbiamo parlato negativamente del sistema Ergo-Uas in quanto tale. Sappiamo che è molto utilizzato e sempre più diffuso nelle principali aziende automobilistiche. Abbiamo detto infatti che aumenta la produttività dell&#8217;operaio perché migliora l&#8217;ergonomia delle postazioni di lavoro, così il lavoro in catena di montaggio non si fa più curvandosi o sostenendo carichi pesanti in posizioni potenzialmente dannose per la salute. Il problema che abbiamo voluto evidenziare parlando di Melfi, quindi, non è l&#8217;Ergo-Uas in quanto tale. Piuttosto ci siamo concentrati su una combinazione di fattori relativi all&#8217;organizzazione generale del lavoro che sta avvenendo in questi mesi nello stabilimento lucano e che ritenevamo fosse giusto portare all&#8217;attenzione pubblica.</p>
<p>Se da un lato infatti, il lavoro in fabbrica è fatto con postazioni ergonomiche e questo ha portato a un aumento della produttività degli operai, è anche vero che la saturazione delle linee di montaggio in quello stabilimento è aumentata raggiungendo quasi il 100% e questo non accade in tutte le fabbriche.</p>
<p>Ma la combinazione di fattori ai quali ci riferiamo parlando di Melfi è ancora un&#8217;altra: oltre al nuovo sistema Ergo-Uas infatti, sono state ridotte ad esempio le pause per gli operai da 40 a 30 minuti in totale, la mensa anziché a metà turno è stata spostata a fine turno e queste sono cose che fanno la differenza per chi lavora in catena di montaggio. Ma abbiamo raccontato anche che Melfi è il primo esempio in Italia e in Europa di produzione di auto a ciclo continuo perché per la prima volta un&#8217;azienda automobilistica lavora con 20 turni a settimana, svolti da 4 squadre di operai. Questo ha portato, per i primi 6 mesi, anche a 10 giorni consecutivi di turni in fabbrica con 6 mattine e 4 notti di fila. E&#8217; questa la combinazione di fattori che a più di qualche operaio ha fatto sentire il &#8220;peso&#8221; del nuovo lavoro in fabbrica e che noi abbiamo raccontato. </p>
<p>Noi non critichiamo il lavoro, le opportunità di lavoro per i giovani e tanto meno i necessari adeguamenti tecnologici migliorativi. Abbiamo fatto parlare proprio i giovani nel reportage, contenti dell&#8217;opportunità di lavoro e dello stipendio con il quale aiutano anche la famiglia, uno stipendio alto poiché frutto delle maggiorazioni relative agli straordinari, ai turni festivi e le notti. Poi abbiamo anche rappresentato attraverso la voce degli operai, le loro storie e le loro vite, l&#8217;unicità della situazione lavorativa a Melfi oggi.  </p>
<p>Ci tengo anche a dirle che non siamo espressione di alcun pensiero sindacale in particolare e infatti non è stata citata alcuna ricerca relativa al sistema Ergo-Uas, né di un sindacato nè di un altro. Noi cerchiamo di ragionare con la nostra testa e sopratutto di raccontare a 360 gradi gli ambienti che attraversiamo. Per quanto riguarda, infine, la discussione sull&#8217;abolizione dell&#8217;articolo 18 e sul ruolo che ha avuto la riforma del lavoro detta del jobs act nell&#8217;aumento dell&#8217;occupazione nel nostro Paese, abbiamo dato voce a tutti. Sia a quelli che ne sostengono l&#8217;utilita&#8217;, sia a quelli che si domandano se non sia soprattutto la decontribuzione ad aver fatto innalzare i numeri dei nuovi occupati e che si pongono la domanda se e quanto il Governo potra&#8217; rinnovare la decontribuzione anche negli anni futuri. Proprio di recente Matteo Renzi ha parlato di effetto &#8220;metadone&#8221;, annunciando che il prossimo anno la decontribuzione verra&#8217; dimezzata . Che cosa succedera&#8217; ? Lo capiremo nel prossimo anno. </p>
<p>Ma la voglio veramente ringraziare  ancora delle riflessioni e anche delle critiche che ci pone, come sempre molto piu&#8217; utili dei complimenti, e dirle che cogliero&#8217; i suoi  suggerimenti negli eventuali  successivi approfondimenti sull&#8217;organizzazione del lavoro .</p>
<p>Un cordiale saluto e rimaniamo in contatto<br />
Riccardo Iacona</p>
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