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	<title>Title &#187; Pomigliano</title>
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		<title>Nuove Regole in Fabbrica: cosa possiamo ricavare dal modello Pomigliano per le PMI?</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2016 10:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Caragnano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista di Diodato Pirone (de Il Messaggero) a Paolo Rebaudengo (esperto di relazioni sindacali, autore del libro “Nuove Regole in Fabbrica”) e ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista di Diodato Pirone (de Il Messaggero) a Paolo Rebaudengo (esperto di relazioni sindacali, autore del libro “Nuove Regole in Fabbrica”) e Gabriele Caragnano (Direttore della Fondazione Ergo e Partner PwC)</strong></p>
<p>A prima vista può sembrare un po&#8217; fuori scala parlare del &#8220;caso Pomigliano&#8221; e chiedersi se gli avvenimenti di questa fabbrica napoletana possano interessare l’intero panorama industriale italiano; in realtà, anche isolando l’effetto dimensionale di uno stabilimento gigantesco (circa 4.000 lavoratori) e l’enorme investimento fatto dal gruppo italo americano FCA (800 mln €), i fattori chiave di successo del “caso Pomigliano” costituiscono un esempio di grande valore per qualsiasi azienda manifatturiera.</p>
<p>Pomigliano: una fabbrica napoletana, considerata fra le peggiori d&#8217;Europa, che, improvvisamente, conquista il premio come miglior stabilimento d&#8217;auto europeo assegnato dalla rivista tedesca Autoproduktion; una struttura produttiva che vede l’adesione solo di 5 lavoratori all&#8217;ultimo sciopero Fiom – contro i 150 microscioperi annuali registrati prima del cambiamento organizzativo -,  la diminuzione dell’ assenteismo (all&#8217;1,7% medio) e del numero di revisionisti, ovvero coloro che “sistemano” le auto a fine linea (da 100 a 20 unità) ed un aumento della cadenza produttiva, arrivando ad un&#8217;auto al minuto con recuperi di produttività nell’ordine del 30%.</p>
<p><strong><span style="color: #808080;"> <span style="color: #993300;">“Come è stato possibile e perché tutto questo può interessare una piccola o media impresa italiana? Quali le principali novità?”</span></span></strong></p>
<p><strong>Risponde Paolo Rebaudengo</strong></p>
<p>I cambiamenti sono la diretta conseguenza della volontà di Sergio Marchionne e Luigi Galante, allora capo del manufacturing EMEA di FCA, stanchi della situazione difficoltosa nella quale viveva lo stabilimento, di far rinascere Pomigliano sulla base delle migliori <i>best practice</i> disponibili e, soprattutto, di modificare i comportamenti dei lavoratori sulla base di un nuovo patto di collaborazione che parte dal profondo dei reparti produttivi e arriva fino al vertice manageriale. I contenuti del patto sono stati discussi, definiti e formalizzati in un c<b>ontratto collettivo specifico di lavoro di primo livello fondato su una metrica condivisa, </b>il quale<b> non </b>misura più<b> il tempo, ma la fatica </b>necessaria a<b> compiere una determinata azione </b>(gli ingegneri chiamano tale metrica col termine <b>Ergo-UAS</b>).</p>
<p>L’efficacia del modello, i contenuti innovativi e le solide basi medico-scientifiche hanno consentito di ottenere rapidamente la fiducia delle organizzazioni sindacali. Il programma pilota Ergo-UAS venne condotto nel lancio produttivo dell’Alfa MiTo a Mirafiori a cavallo degli anni 2007 e 2008, con la costituzione di una commissione tecnica, formata da specialisti e rappresentanti di tutte le organizzazioni sindacali, incaricata di verificare sul campo la validità del nuovo modello; il progetto si concluse con successo, tanto da condurre alla firma del primo contratto sindacale sperimentale della durata di 12 mesi per completare i test ed avere il tempo di redigere un nuovo accordo specialistico del lavoro in sostituzione di tutti i precedenti accordi storici di Mirafiori del 1969, ’70 e ’71 – fino ad allora considerati mostri sacri, intoccabili. Finalmente, dopo intensi scontri sindacali all’interno del gruppo del Lingotto, ecco il miracolo tanto atteso: la contrattualizzazione dell’organizzazione del lavoro!</p>
<p>Pomigliano, quindi, è il primo impianto FCA rinato sotto l’egida del nuovo contratto, basato sul modello Ergo-UAS e, soprattutto, chiarificatore di concetti tecnici e insidiosi come la metrica del lavoro, il rendimento standard, le saturazioni, le maggiorazioni, le pause, in base a standard internazionali solidi e presidiati da enti terzi e neutrali. La Fondazione Ergo ha avuto un ruolo fondamentale in tutto questo, grazie alla sua neutralità, alle competenze tecniche in essa racchiuse e, soprattutto, grazie alla elevata reputazione che essa ha saputo guadagnarsi sul campo fin dalle sue origini (1998).</p>
<p><strong><span style="color: #993300;">&#8220;Perché è necessario spiegare questi aspetti per comprendere l’importanza di Pomigliano?&#8221;</span></strong></p>
<p>Il motivo principale consiste nel fatto che, per trasformare così radicalmente lo stabilimento partenopeo, a livello tanto tecnologico quanto culturale, sia stato necessario allineare gli obiettivi di tutte le parti direttamente coinvolte (proprietà, manager, lavoratori e rappresentanti dei lavoratori), sulla base di un presupposto di fiducia reciproca, una sorta di patto col diavolo, il quale prevede il raggiungimento dei massimi risultati di produttività, nel rispetto dei limiti di fatica e attraverso l’utilizzo di tutte le menti dei protagonisti, dal direttore di stabilimento all’ultimo degli operai.</p>
<p><strong><span style="color: #993300;">“Tutto ciò non rischia di ridurre drasticamente il potere sindacale della contrattazione del ciclo di lavoro?”</span></strong></p>
<p>Assolutamente sì. Se si accetta di utilizzare una metrica del lavoro condivisa non si può definire la lunghezza di un ciclo di lavoro al banco del mercato. Tuttavia ciò non significa per le rappresentanze sindacali rinunciare all’attività di controllo e verifica dei cicli e delle saturazioni. Il loro compito si complica e si sposta sulla verifica della qualità del processo e del prodotto, non più sulla mera misura. Questo richiede un aumento delle conoscenze medie che un delegato deve possedere e la formazione diventa fondamentale. Proprio per questo motivo programmi mirati e dedicati di formazione per i delegati sindacali sui temi dell’organizzazione del lavoro diventano fondamentali per sostenere il cambio di modello. La Fondazione Ergo è l’unica organizzazione che ha intercettato questa necessità e per questo, ormai da tre anni, offre formazione gratuita ai sindacati proprio su questi temi.</p>
<p><strong><span style="color: #993300;"> “Se il metodo di Pomigliano è win-win, è ipotizzabile che il suo approccio rinnovi il patto lavoro capitale, una tra le principali leve del successo del manifatturiero del Nord? Ovvero, come possiamo diffondere il modello Pomigliano nelle piccole imprese?”</span></strong></p>
<p><strong>Risponde Gabriele Caragnano</strong></p>
<p>Per rispondere a questa domanda è necessario entrare nei contenuti della proposta, che sono davvero numerosi e piuttosto complessi da “digerire”. Cercherò di descriverne i principali aspetti senza esagerare coi tecnicismi tipici degli ingegneri.</p>
<p>Il primo punto chiave riguarda la <b>progettazione integrata del posto di lavoro</b>. La progettazione della postazione di lavoro viene prevista come momento precedente alla produzione vera e propria, al fine di anticipare i problemi invece di risolverli quando questi si presentano, immancabilmente, durante la “salita produttiva”; come insegna la logica teutonica giapponese, è necessario investire più risorse nella fase pensante al fine di evitare rincorse costose per trovare una soluzione ad un problema che ostacola la produzione (in quantità, qualità e immagine) – senza contare che anticipare alla fase della progettazione tutto ciò che potrebbe potenzialmente creare problemi a chi deve rispettare i piani di consegna dei prodotti significa ridurre drasticamente i costi di produzione e migliorare la qualità del prodotto. Ovviamente, il top management deve essere pronto a pianificare e disporre le risorse necessarie, strumenti idonei per descrivere, visualizzare e misurare una realtà che deve ancora nascere.</p>
<p>Un secondo ingrediente fondamentale è l’utilizzo di una metrica del lavoro condivisa, che si contrappone ai modelli tradizionali fordisti ben rappresentati nell’immaginario collettivo da Charlie Chaplin nel film da lui stesso diretto intitolato “Tempi Moderni”. Questa nuova metrica è molto innovativa, in quanto in essa la misurazione del lavoro è indissolubilmente collegata alla misurazione della fatica. Questo aspetto, apparentemente solo tecnico, in realtà apre l’orizzonte organizzativo a molteplici nuovi concetti, perfettamente compatibili, anzi direi propedeutici, ai più moderni modelli operativi industriali, come il Toyota Production System o il WCM del gruppo FCA. L’amico Paolo Rebaudengo indica nelle nuove regole in fabbrica e nel loro rispetto l’elemento di cambiamento fondamentale nella fabbrica. Sono completamente d’accordo, soprattutto se tra le regole consideriamo anche il ciclo di lavoro. La condivisione del ciclo di lavoro, i suoi contenuti, la sua misura e, soprattutto, il suo rispetto, è la miccia che può accendere la dinamite del cambiamento – rispettare il ciclo, infatti, conduce ad enormi benefici: la standardizzazione del processo, l’aumento di produttività, la sicurezza dei lavoratori e la qualità dei prodotti, giusto per citare i principali.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>“Il modello Ergo-UAS, a dispetto del nome poco “attraente”, si è rivelato, con i suoi contenuti affascinanti e assai innovativi, così importante tanto da attirare le critiche dei detrattori professionisti del modello Pomigliano. Ma di cosa si tratta, esattamente?”</strong></span></p>
<p>Ergo-UAS è un sistema di progettazione ergonomica del lavoro che consente di equilibrare e bilanciare due esigenze indispensabili e potenzialmente contrastanti: aumentare la produttività e ridurre la fatica dei lavoratori. Facciamo un esempio.</p>
<p>Nella Figura 1 &#8211; Analisi Ergo-UAS stato iniziale è riportata l’analisi di una data attività lavorativa che richiede un tempo di esecuzione di 15”, determinato quale somma dei tempi elementari richiesti da ciascun movimento per eseguire il compito assegnato (UAS: Analisi Tempi e Metodi, primo riquadro in alto a sinistra); tale tempistica elementare non viene determinata in modo soggettivo, ma è stata estratta da una grande banca dati conosciuta col nome di MTM (<i>Methods-Time Measurement</i>), grande contenitore degli standard di tempo più utilizzati e riconosciuti al mondo &#8211; in base ai dati MTM, dato un certo metodo di lavoro, il tempo risulta determinato e uguale in qualsiasi parte del mondo.</p>
<p>Nel secondo riquadro in alto (EAWS: Ergonomia) viene riportato il risultato della misurazione della fatica generata dal compito in esame. La fatica dipende da diversi fattori collegati al metodo di lavoro, quali le posture del corpo, le forze applicate, il peso degli oggetti movimentati, la frequenza dei movimenti, dal tipo di presa degli oggetti e degli attrezzi di lavoro, quanto anche da fattori riguardanti l’organizzazione del lavoro, ad esempio la durata del turno, dal totale tempo netto di lavoro, dal numero e dalla distribuzione delle pause. Il punteggio EAWS (<i>Ergonomic Assessment Work &#8211; Sheet</i>), nell’esempio pari a 54, è indice del livello di fatica generato da questa attività nelle condizioni di organizzazione ipotizzate e, una volta ottenuto, il modello Ergo-UAS è in grado di determinare la quantità di tempo di recupero necessaria per riportare il livello di fatica all’interno di limiti di sicurezza (ndr. i limiti utilizzati come riferimento sono quelli definiti dagli standard ISO). Nell’esempio in esame l’analisi ergonomica segnala una situazione di rischio per l’operatore, dato che il punteggio EAWS supera la soglia dei 50 punti (segnale semaforico di colore rosso).</p>
<div id="attachment_1125" style="width: 1005px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.1.png"><img class="size-large wp-image-1125" alt="Analisi Ergo-UAS Stato Iniziale" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.1-1024x615.png" width="995" height="597" /></a><p class="wp-caption-text">Analisi Ergo-UAS Stato Iniziale</p></div>
<p>E’ possibile, a questo punto, ridurre la fatica e nel contempo migliorare la produttività? E come?</p>
<p>In Figura 2 – Analisi Ergo-UAS stato finale viene rappresentato lo scenario migliorativo, in cui il tempo di esecuzione si riduce a 13” e il punteggio EAWS a 30 punti (segnale semaforico di colore giallo, indice di un livello di fatica controllato). Dato che il tempo, in base ai sistemi MTM, dipende dal metodo, è facile comprendere che il tempo di esecuzione atteso (tempo standard) viene ridotto grazie alla semplificazione del metodo di lavoro (montaggio dei componenti più facile, migliori attrezzature, distanze più brevi, ecc.), ma, soprattutto, è evidente la riduzione della fatica misurata dalla riduzione del punteggio EASW da 54 a 30 punti, sempre grazie alle nuove soluzioni di miglioramento.</p>
<p>Tutto ciò è strabiliante, ma non è ancora finita: come avrete certamente compreso, la misura dei tempi e della fatica è stata fatta con metodologie scientifiche e ingegneristiche, certamente più complesse rispetto a strumenti quali il cronometro o le “stime a naso”. Lo sforzo di apprendimento da parte degli esperti di analisi lavoro è ripagato dal fatto di poter utilizzare questo strumento nella fase progettuale del prodotto e del processo; non è necessario, infatti, dover osservare il lavoratore sul campo per calcolare i tempi di lavoro e la fatica, ma è sufficiente conoscere le specifiche tecniche del prodotto e gli obiettivi dei volumi produttivi per poter progettare le postazioni di lavoro molto tempo prima di iniziare a produrre, proprio come richiede la logica della progettazione integrata del posto di lavoro.</p>
<div id="attachment_1126" style="width: 1005px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.2.png"><img class="size-large wp-image-1126" alt="Analisi Ergo-UAS Stato Finale" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.2-1024x615.png" width="995" height="597" /></a><p class="wp-caption-text">Analisi Ergo-UAS Stato Finale</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #993300;">“Si è scritto e parlato molto del concetto di produttività dal basso e di coinvolgimento dei lavoratori nel processo di miglioramento continuo. Ci puoi spiegare quale è il meccanismo organizzativo che rende possibile coniugare le due fasi del “produrre” e del “pensare”?”</span></strong></p>
<p>Una delle novità principali introdotte dal modello Pomigliano è la figura del <b>team leader</b>: per ogni sei operai, infatti, è prevista la presenza di un team leader, con il compito di gestire con un’ampia autonomia la propria squadra. I suoi compiti iniziano nella fase di sviluppo del prodotto – processo, mettendo a disposizione degli ingegneri tecnici la propria esperienza di campo nel definire i metodi di lavoro più efficienti ed ergonomici; nella fase produttiva di regime, il team leader è responsabile della formazione dei membri della propria squadra, dell’assegnazione dei compiti più appropriati, della qualità dell’output del proprio dominio e della risoluzione degli eventuali problemi tecnici e gestionali nel corso del turno – inoltre, nel momento in cui la complessità della soluzione dovesse richiedere competenze più avanzate, il team leader ha la responsabilità di avviare un processo di risoluzione che coinvolge in modo organizzato i tecnici di supporto (tecnologie, analisi lavoro, qualità, ergonomia, ecc.). A mio parere, siamo solo all’inizio di un percorso che vedrà sempre più aumentare le possibilità di interazione e contribuzione per l’operaio moderno, grazie anche alle nuove tecnologie abilitanti di digitalizzazione della fabbrica (l’Industry 4.0 è alle soglie). I sistemi interattivi cambieranno radicalmente il rapporto uomo-macchina, rendendo fruibili idee, proposte e creatività di ogni singolo lavoratore. Un balzo generazionale triplo da Tempi Moderni!</p>
<p><strong><span style="color: #993300;">“Qual è, dunque, la vostra proposta concreta per le PMI?”</span></strong></p>
<p>Il termine è volutamente innovativo e vuole indicare una nuova via: <b>BellaFactory</b>. La bella fabbrica è un’unità produttiva BELLA, non nell’architettura, ma nei più profondi contenuti: il modello operativo, la produttività, la sicurezza sul lavoro e le relazioni azienda-sindacato costruttive, ovvero tutti gli elementi che sostengono alla base il modello Pomigliano.</p>
<p>La Fondazione Ergo propone alle PMI un programma di competitività industriale del manufacturing italiano, il quale prevede un audit in grado di identificare rapidamente quali siano i gap di costo che appesantiscono le nostre fabbriche e le azioni necessarie per colmarli; vogliamo, in tal modo, dare accesso ad un universo di competenze ed esperienze di campo ad oggi di esclusivo dominio dei grandi gruppi industriali anche alle fabbriche di dimensioni medio-piccole. Per coltivare e diffondere con successo il proprio modello operativo (il più conosciuto è il Toyota Production System, originatore della filosofia del <i>Lean Manufacturing</i>) è indispensabile disporre di un sistema di audit oggettivo e indipendente, che sappia fornire una visione olistica su tutte le dimensioni fondamentali del proprio modello (costi, tempi, qualità, competenze ed investimenti).</p>
<p>Gli audit BellaFactory adottano i medesimi criteri di indipendenza, confidenzialità e trasparenza richiesti alle società di revisione dei conti &#8211; l’idea è quella di mettere a disposizione di tutte le aziende un servizio professionale e indipendente che misuri l’evoluzione del sistema produttivo e supporti l’adozione misurata e graduale delle migliori pratiche mondiali nel campo manifatturiero. Finalmente, quindi, è giunto il momento di integrare nei gangli dei meccanismi organizzativi della fabbrica (oserei dire nel suo DNA) concetti, strumenti e logiche <i>lean</i>, rendendoli parte funzionale della quotidianità delle operazioni, non solo oggetto dei sogni e delle ambizioni dei nostri imprenditori e manager.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #993300;">&#8220;Quali sono gli elementi organizzativi che vengono valutati nell’Audit BellaFactory?&#8221;</span></strong></p>
<p>Le aree di valutazione dell’Audit BellaFactory sono 4: il modello operativo, la produttività, l’ergonomia e le relazioni azienda-sindacato.</p>
<p><b>Modello Operativo</b></p>
<p>Il modello operativo: in informatica, è ciò che Windows rappresenta per il computer, ovvero l’insieme di procedure e processi che consentono al PC di funzionare. Nell’industria, esso è spesso chiamato Production System: il più noto di questo è il TPS, il Toyota Production System,  fonte di origine di un prodotto ben conosciuto e ben sfruttato commercialmente dagli americani: la “filosofia” <i>Lean Manufacturing</i> (pensate che in Giappone il termine <i>Lean</i> non era affatto conosciuto; nel Paese del Sol Levante ciò che gli americani vendono come una chimera irraggiungibile, per i giapponesi non è altro che la normalità quotidiana, fondata su un religioso rispetto di procedure e standard aziendali evoluti). Sulla base del TPS, sono nati molti sistemi produttivi nelle principali multinazionali più grandi ed organizzate – solitamente, questi prendono il nome dall’azienda, ad esempio il Fiat Auto Production System (poi diventato World Class Manufacturing – WCM), il Whirlpool Production System (WPS) o il Bosch Production System (BPS). La valutazione del modello operativo nell’Audit BellaFactory viene eseguita attraverso una struttura di modello operativo distillato dai migliori 30 sistemi produttivi sviluppati nell’industria mondiale.</p>
<div id="attachment_1127" style="width: 1005px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.3.png"><img class="size-large wp-image-1127" alt="Struttura del modello operativo BellaFactory" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.3-1024x618.png" width="995" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Struttura del modello operativo BellaFactory</p></div>
<p>Anche noi abbiamo adottato l’icona del tempio per la rappresentazione strutturale del modello, poiché il tempio ha solide fondamenta, un tetto che indica una direzione e che poggia su pilastri indistruttibili.</p>
<p>Le fondamenta sono: la capacità di guidare il cambiamento (<i>leadership + change management</i>); il consolidamento in standard di processi eccellenti (<i>best practice</i>); gli strumenti di miglioramento organizzati in chiari percorsi di evoluzione (<i>improvement routes</i>).</p>
<p>I pilastri sono strutture organizzative cross &#8211; funzionali, progettate per guidare l’organizzazione lungo i percorsi di miglioramento standard, attraverso stadi evolutivi sempre più maturi ed ambiziosi, i quali richiedono strumenti a crescente livelli di complessità e sono responsabili dell’eliminazione di causali di spreco omogenee (ad esempio il pilastro della Manutenzione Professionale o della Qualità).</p>
<p>Sopra i pilastri, c’è una una soletta, un pilastro trasversale che unisce e collega la struttura sottostante al tetto, in cui sono racchiusi gli obiettivi strategici; la soletta è uno speciale tipo di pilastro, chiamato <i>Cost &amp; Benefit Deployment</i>, generalmente guidato dal CFO (direttore finanziario e controller), il quale assicura la trasformazione dei risultati operativi in risultati finanziari effettivamente riscontrabili nel bilancio della società (troppe aziende vincitrici di lean award sono finite sul lastrico…).</p>
<p>Ovviamente molte aziende che si sottopongono all’Audit BellaFactory non hanno formalizzato il proprio modello operativo, né dispongono di cartelloni informativi nei reparti o di <i>board</i> con <i>chart</i> mille &#8211; colori in evidenza; ciò non rappresenta un problema in quanto BellaFactory guarda alla sostanza delle cose, dimostrando il suo essere un approccio concreto e sistematico al miglioramento continuo (ciclo di Deming PDCA), attraverso il coinvolgimento attivo di tutti i livelli dell’organizzazione.</p>
<p><b>Produttività</b></p>
<p>Mentre nella prima parte si guarda alla struttura organizzativa della fabbrica che apprende e migliora, in questa seconda parte si verificano i risultati quantitativi. Se il modello operativo è ben congegnato e funziona correttamente, dovremmo concludere che tutto è a posto; in realtà, troppo spesso capita di assistere in fabbrica a rappresentazioni teatrali di modelli operativi di cartapesta. Io identifico queste fabbriche col termine di “Pink Factory”, ovvero un effetto per cui tutto appare rosa poiché tutti indossano occhiali con lenti rosa, generato dal contemporaneo verificarsi di due condizioni: forte pressione dall’<i>Headquarter</i> per la piena adozione del sistema produttivo di gruppo e scarsa qualità degli standard disponibili nel gruppo (tempi standard, costi standard). Per contrastare tale rischio, causa soltanto di costi certi e risultati effimeri, noi misuriamo i livelli di produttività rispetto a standard oggettivi e riconosciuti internazionalmente – infatti, se il modello operativo è ben progettato e correttamente applicato, l’analisi della produttività ne mostrerà l’evidenza quantitativa.</p>
<p>La Fondazione, grazie a più di vent’ anni di storia nell’esecuzione di <i>check up</i> di produttività, dispone di benchmark internazionali tramite i quali è possibile rilevare con precisione e rapidamente eventuali gap di competitività nei costi di trasformazione.</p>
<p>Questa parte dell’audit si basa su valutazioni quantitative effettuate su un campione di operazioni selezionate dall’audit manager; tali operazioni vengono smontate e rimontate mediante l’utilizzo della metrica MTM la quale, dato un metodo, fornisce un tempo standard certo e trasparente. Ponendo il focus dell’analisi sul metodo di lavoro, si osservano e si valutano nel dettaglio le porzioni di costo di trasformazione spese per attività a valore aggiunto, a non valore aggiunto, movimenti del corpo, maggiorazioni ergonomiche, perdite di efficienza, fino a calcolare il costo di trasformazione per unità di prodotto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_1128" style="width: 1005px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.4.png"><img class="size-large wp-image-1128" alt="Componenti della Produttività" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.4-1024x526.png" width="995" height="511" /></a><p class="wp-caption-text">Componenti della Produttività</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3><b>Ergonomia</b></h3>
<p>Anche questa è una parte assai quantitativa, soprattutto per quanto riguarda l’analisi dei rischi da sovraccarico biomeccanico generati da posture del corpo, forze, movimentazione carichi e movimenti ripetuti degli arti superiori; in base all’ analisi MTM dei cicli campionati nel punto precedente (Produttività), alimentiamo di dati il sistema di analisi ergonomica EAWS, un sistema ingegneristico di progettazione ergonomica del lavoro, utilizzabile anche nella mappatura del rischio da sovraccarico biomeccanico, così come richiesto dal D.Lgs. 81/2008.</p>
<p>L’analisi ergonomica, oltre ad evidenziare la necessità di attuare soluzioni migliorative, viene utilizzata nel modello innovativo ERGO-MTM per la quantificazione dei periodo di recupero (pause e saturazioni massime).</p>
<p><b>Relazioni Azienda-Sindacato</b></p>
<p>Il Progetto BellaFactory nasce dall’esigenza di supportare la competitività dell’industria italiana, necessariamente attraverso un utilizzo efficiente ed efficace di tutte le risorse umane e tecnologiche, garantito da una precondizione fondamentale: la condivisione degli obiettivi operativi e di business, allineati su un goal condiviso &#8211; per arrivare a ciò, è indispensabile parlare la stessa lingua (si parla di “tassonomia dell’organizzazione del lavoro”, quindi il riconoscimento di una definizione comune di concetti quali rendimento del lavoro, ciclo, saturazione, efficienza, produttività, valore aggiunto) e condividere il medesimo modello operativo.</p>
<p>In questa sezione dell’audit, ascoltiamo la voce dei rappresentanti sindacali, ponendo domande specifiche, finalizzate a valutare il loro grado di coinvolgimento e di formazione e la trasparenza del processo di sviluppo del ciclo di lavoro fino alla produzione a regime e alla fase del miglioramento aziendale continuo.</p>
<p>Il risultato di un audit BellaFactory si manifesta in indici che, sommati, formano un punteggio complessivo, calcolato come media pesata dei punteggi delle singole quattro aree. Il modello operativo “pesa” il 30% del punteggio, così come la produttività, mentre le aree “sicurezza sul lavoro” e “relazioni azienda – sindacato” hanno un peso pari al 20%. Oltre ai punteggi, nel report dell’audit vengono descritte le opportunità di miglioramento e indicate le azioni da intraprendere per raggiungerlo – tale risultato, inoltre, dovrà essere rilevato e misurato nell’audit successivo, di norma pianificato 12 mesi dopo.</p>
<div id="attachment_1129" style="width: 976px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.5.png"><img class="size-full wp-image-1129" alt="Esempio di calcolo del punteggio Audit BellaFactory" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.5.png" width="966" height="493" /></a><p class="wp-caption-text">Esempio di calcolo del punteggio Audit BellaFactory</p></div>
<p>Se il punteggio finale supera la soglia dei 2 punti, scatta la certificazione <i>Blu Factory</i>, che è strutturata in 4 livelli crescenti: Blu Factory, Advanced Blu Factory, Blu Professional Factory e Top Blu Factory (livello <i>best-in-class</i>).</p>
<div id="attachment_1130" style="width: 1005px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.6.png"><img class="size-large wp-image-1130" alt="Livelli di certificazione BellaFactory" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.6-1024x450.png" width="995" height="437" /></a><p class="wp-caption-text">Livelli di certificazione BellaFactory</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #993300;">&#8220;Come è possibile Aderire al Programma BellaFactory?</span></strong>&#8221;</p>
<p>Il programma BellaFactory è un’opportunità per:</p>
<ul>
<li>Le PMI, le quali possono accedere a benchmark e competenze altrimenti non raggiungibili;</li>
<li>I grandi gruppi con numerosi impianti produttivi dislocati in Italia e all’estero, ai quali la Fondazione fornisce una visione neutrale ed oggettiva;</li>
<li>I sindacati, i quali possono garantire ai lavoratori la correttezza dell’applicazione di un modello operativo moderno e partecipativo.</li>
</ul>
<p>Per partecipare a tale programma, è sufficiente richiedere la registrazione e sottoporsi ad una indagine preliminare eseguita attraverso un questionario autosomministrato avente l’obiettivo di verificare alcune condizioni indispensabili per poter essere oggetto di audit. Questo check preliminare dà anche diritto ad aderire al BellaFactory Club, accedendo, così, ai seguenti servizi:</p>
<ul>
<li>Network industriale internazionale a livello di top manager (C-level);</li>
<li>Scouting continuo delle opportunità di incentivo (gestione delle relazioni pubblico-private);</li>
<li>Think Tank sull’Organizzazione del Lavoro;</li>
<li>Benchmarking Operativo (visite a processi best in class e soluzioni di Industry 4.0);</li>
<li>Benchmarking organizzativo (modelli operativi);</li>
<li>Supporto tecnico contratti specialistici sui temi lavoro e sicurezza/ergonomia;</li>
<li>Formazione sindacale;</li>
<li>Esposizione mediatica dell’azienda (se desiderata).</li>
</ul>
<div id="attachment_1131" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.7.png"><img class="size-full wp-image-1131" alt="Processo di partecipazione a BellaFactory" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.7.png" width="990" height="839" /></a><p class="wp-caption-text">Processo di partecipazione a BellaFactory</p></div>
<h2><b>Award BellaFactory</b></h2>
<p>Ogni anno la Fondazione premia i migliori risultati di audit per cluster di aziende omogenee per tipologia di modello operativo. Il 14 aprile 2016 presso il Centro Convegni dell’Unione Industriali di Torino si svolge la prima cerimonia di award, che vede premiati i primi plant pilota cha hanno saputo raggiungere e superare la soglia di certificazione <i>Blu Factory</i>.</p>
<div id="attachment_1136" style="width: 494px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.8.png"><img class="size-full wp-image-1136" alt="Award 2016" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Pomigliano-Fig.8.png" width="484" height="714" /></a><p class="wp-caption-text">Award 2016</p></div>
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		<title>Relazione dibattito &#8220;Il modello Pomigliano funziona anche per le fabbriche del Nord-Est?&#8221;</title>
		<link>https://blog.ergo-mtm.it/il-modello-pomigliano-funziona-anche-per-le-fabbriche-del-nord-est-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 20:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Caragnano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[BellaFactory]]></category>
		<category><![CDATA[FCA]]></category>
		<category><![CDATA[Pomigliano]]></category>

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		<description><![CDATA[Festival Città Impresa Vicenza, 1-3 Aprile 2016 A cura di Gabriele Caragnano  A prima vista può sembrare un po&#8217; fuori scala catapultare ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Festival Città Impresa Vicenza, 1-3 Aprile 2016 A cura di Gabriele Caragnano</strong> </span><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/10°-ANNUAL-ECONOMIA-E-FINANZA-20131128-0314.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1094" alt="10° ANNUAL ECONOMIA E FINANZA-20131128-0314" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/10°-ANNUAL-ECONOMIA-E-FINANZA-20131128-0314-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a></p>
<p>A prima vista può sembrare un po&#8217; fuori scala catapultare a Vicenza, nel cuore del Nord Est, il &#8220;caso Pomigliano&#8221; e chiedersi se gli avvenimenti di questa fabbrica napoletana possano interessare anche a Nord del Po; in realtà, proprio l’inversione di tutti i parametri classici rende tale “caso” un esempio di grande valore. Pomigliano: una fabbrica napoletana, considerata fra le peggiori d&#8217;Europa, che, improvvisamente, conquista il premio come miglior stabilimento d&#8217;auto europeo assegnato dalla rivista tedesca Autoproduktion; una struttura produttiva che vede l’adesione solo di 5 lavoratori all&#8217;ultimo sciopero Fiom – contro i 150 microscioperi annuali registrati prima del cambiamento organizzativo -,  la diminuzione dell’ assenteismo (all&#8217;1,7% medio) e del numero di revisionisti, ovvero coloro che “sistemano” le auto a fine linea (da 100 a 20 unità) ed un aumento della cadenza produttiva, arrivando ad un&#8217;auto al minuto con recuperi di produttività nell’ordine del 30%. Come è stato possibile e perché tutto questo può interessare una piccola o media impresa del Veneto? I cambiamenti sono la diretta conseguenza della volontà di Sergio Marchionne e Stefan Ketter, capo del manufacturing FCA, stanchi della situazione difficoltosa nella quale viveva lo stabilimento, di investire 800 milioni di euro per far rinascere Pomigliano sulla base delle migliori <i>best practice</i> disponibili, migliorare le attrezzature e, soprattutto, rivoluzionare il <i>modus lavorandi</i>.</p>
<h1><b>Le novità introdotte dal modello Pomigliano</b></h1>
<h2><b>Progettazione integrata del posto di lavoro (WPI – Work Place Integration)</b></h2>
<p>La progettazione della postazione di lavoro viene prevista come momento precedente alla produzione vera e propria, al fine di anticipare i problemi invece di risolverli quando questi si presentano, immancabilmente, durante la “salita produttiva”; come insegna la logica teutonica giapponese, è necessario investire più risorse nella fase pensante per evitare rincorse costose per trovare una soluzione ad un problema che ostacola la produzione (in quantità, qualità e immagine) – senza contare che anticipare alla fase della progettazione tutto ciò che potrebbe potenzialmente creare problemi a chi deve rispettare i piani di consegna dei prodotti significa ridurre drasticamente i costi di produzione e migliorare la qualità del prodotto. Ovviamente, il top management deve essere pronto a pianificare e disporre le risorse necessarie, strumenti idonei per descrivere, visualizzare e misurare una realtà che deve ancora nascere. La figura sottostante rappresenta l’evoluzione dell’approccio WPI in FCA: a Pomigliano l’integrazione è avvenuta soprattutto tra la produzione e l’ingegneria di processo (analisi lavoro, costi, qualità ed ergonomia), con il forte coinvolgimento anche dei fornitori di primo livello. Con il progetto Melfi (Jeep Renegade e Fiat 500X) si è fatto un altro passo avanti, integrando nel processo WPI anche, e soprattutto, la progettazione del prodotto; avere la possibilità di migliorare l’efficienza produttiva con idee innovative prima di “tagliare il metallo” significa avere ampi spazi di fattibilità tecnica ed economica. Nel progetto Alfa Giulia di Cassino viene ulteriormente alzata l’asticella delle ambizioni: l’integrazione del WPI incorpora anche tutti i processi logistici di movimentazione materiali nello stabilimento. <a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/WPI-FCA.png"><img class="alignleft size-large wp-image-1086" alt="WPI FCA" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/WPI-FCA-1024x214.png" width="995" height="207" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b style="font-size: 1.5em; line-height: 1.5em;">Applicazione modello di organizzazione del lavoro Ergo-UAS</b> Il modello Ergo-UAS, a dispetto del nome poco “attraente”, si è rivelato, con i suoi contenuti affascinanti e assai innovativi, così importante tanto da attirare le critiche dei detrattori professionisti del modello Pomigliano. Ma di cosa si tratta, esattamente? Ergo-UAS è un sistema di progettazione ergonomica del lavoro che consente di equilibrare e bilanciare due esigenze indispensabili e potenzialmente contrastanti: aumentare la produttività e ridurre la fatica dei lavoratori. Facciamo un esempio. Nella Figura 2 &#8211; Analisi Ergo-UAS stato iniziale è riportata l’analisi di una data attività lavorativa che richiede un tempo di esecuzione di 15”, determinato quale somma dei tempi elementari richiesti da ciascun movimento per eseguire il compito assegnato (UAS: Analisi Tempi e Metodi, primo riquadro in alto a sinistra); tale tempistica elementare non viene determinata in modo soggettivo, ma è stata estratta da una grande banca dati conosciuta col nome di MTM (<i>Methods-Time Measurement</i>), grande contenitore degli standard di tempo più utilizzati e riconosciuti al mondo &#8211; in base ai dati MTM, dato un certo metodo di lavoro, il tempo risulta determinato e uguale in qualsiasi parte del mondo. Nel secondo riquadro in alto (EAWS: Ergonomia) viene riportato il risultato della misurazione della fatica generata dal compito in esame. La fatica dipende da diversi fattori collegati al metodo di lavoro, quali le posture del corpo, le forze applicate, il peso degli oggetti movimentati, la frequenza dei movimenti, dal tipo di presa degli oggetti e degli attrezzi di lavoro, quanto anche da fattori riguardanti l’organizzazione del lavoro, ad esempio la durata del turno, dal totale tempo netto di lavoro, dal numero e dalla distribuzione delle pause. Il punteggio EAWS (<i>Ergonomic Assessment Work &#8211; Sheet</i>), nell’esempio pari a 54, è un indice del livello di fatica generato da questa attività nelle condizioni di organizzazione ipotizzate e, una volta ottenuto, il modello Ergo-UAS è in grado di determinare la quantità di tempo di recupero necessaria per riportare il livello di fatica all’interno di limiti di sicurezza (ndr. i limiti utilizzati come riferimento sono quelli definiti dagli standard ISO). Nell’esempio in esame l’analisi ergonomica segnala una situazione di rischio per l’operatore, dato che il punteggio EAWS supera la soglia dei 50 punti (segnale semaforico di colore rosso).</p>
<p><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/AS-IS-Ergo-UAS-example.png"><img class="alignleft size-large wp-image-1087" alt="AS IS Ergo-UAS example" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/AS-IS-Ergo-UAS-example-1024x615.png" width="995" height="597" /></a></p>
<p><em>Figura 2 &#8211; Analisi Ergo-UAS stato iniziale</em></p>
<p>E’ possibile, a questo punto, ridurre la fatica e nel contempo migliorare la produttività? E come? In Figura 3 – Analisi Ergo-UAS stato finale viene rappresentato lo scenario migliorativo, in cui il tempo di esecuzione si riduce a 13” e il punteggio EAWS a 30 punti (segnale semaforico di colore giallo, indice di un livello di fatica controllato). Dato che il tempo, in base ai sistemi MTM, dipende dal metodo, è facile comprendere che il tempo di esecuzione atteso (tempo standard) viene ridotto grazie ad una semplificazione del metodo di lavoro (montaggio dei componenti più facile, migliori attrezzature, distanze più brevi, ecc.), ma, soprattutto, è evidente, sempre grazie alle nuove soluzioni di miglioramento, la riduzione della fatica misurata dalla riduzione del punteggio EASW da 54 a 30 punti. Tutto ciò è strabiliante, ma non è ancora finita: come avrete certamente compreso, la misura dei tempi e della fatica è stata fatta con metodologie scientifiche e ingegneristiche, certamente più complesse rispetto a strumenti quali il cronometro o le “stime a naso”. Lo sforzo di apprendimento da parte degli esperti di analisi lavoro è ripagato dal fatto di poter utilizzare questo strumento nella fase progettuale del prodotto e del processo; non è necessario, infatti, dover osservare il lavoratore sul campo per calcolare i tempi di lavoro e la fatica, ma è sufficiente disporre delle specifiche tecniche del prodotto e degli obiettivi dei volumi produttivi per poter progettare le postazioni di lavoro molto tempo prima di iniziare a produrre, proprio come richiede la logica WPI.</p>
<p><a style="line-height: 1.5em;" href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/TO-BE-Ergo-UAS-example.png"><img class="alignleft size-large wp-image-1088" alt="TO BE Ergo-UAS example" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/TO-BE-Ergo-UAS-example-1024x615.png" width="995" height="597" /></a> <em>Figura 3 – Analisi Ergo-UAS stato finale</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2> <b>Team di sviluppo polifunzionale e coinvolgimento</b></h2>
<p>Una delle novità principali introdotte dal modello Pomigliano è la figura del team leader: ogni sei operai, infatti, è prevista la presenza di un team leader, con il compito di gestire con un’ampia autonomia la propria squadra. I suoi compiti iniziano nella fase di sviluppo del prodotto &#8211; processo (WPI), mettendo a disposizione degli ingegneri tecnici la propria esperienza di campo nel definire i metodi di lavoro più efficienti ed ergonomici; nella fase produttiva di regime, il team leader è responsabile della formazione dei membri della propria squadra, dell’assegnazione dei compiti più appropriati, della qualità dell’output del proprio dominio e della risoluzione degli eventuali problemi tecnici e gestionali nel corso del turno – inoltre, nel momento in cui la complessità della soluzione dovesse richiedere competenze più avanzate, il team leader ha la responsabilità di avviare un processo di risoluzione che coinvolge in modo organizzato i tecnici di supporto (tecnologie, analisi lavoro, qualità, ergonomia, ecc.). I metodi di risoluzione dei problemi, i percorsi di miglioramento e gli indicatori di performance utilizzati sono standard in tutto il gruppo FCA e costituiscono il modello operativo delle fabbriche del Lingotto ormai noto con il nome di WCM (<i>World Class </i>Manufacturing).</p>
<h2><b>Contratto collettivo specifico di lavoro di primo livello fondato su metrica condivisa</b></h2>
<p>Il modello di organizzazione del lavoro Ergo-UAS è stato oggetto di studio e sviluppo nel periodo 2004 &#8211; 2007 da parte di un gruppo di esperti guidato dalla Fondazione Ergo e che ha coinvolto una rete internazionale di organizzazioni specializzate, tra cui, da citare per intensità e meriti, l’Università Tecnica di Darmstadt, l’International MTM Directorate e PwC Italia Operations. L’efficacia del modello, i contenuti innovativi e le solide basi medico-scientifiche hanno consentito di ottenere rapidamente la fiducia delle organizzazioni sindacali. Il primo programma pilota Ergo-UAS venne condotto nel lancio produttivo dell’Alfa MiTo a Mirafiori a cavallo degli anni 2007 e 2008, dopo la costituzione di una commissione tecnica formata da tecnici e rappresentanti di tutte le organizzazioni sindacali incaricata di verificare sul campo la validità dei progetti; il progetto si concluse con successo, tanto da condurre alla firma del primo contratto sindacale sperimentale della durata di 12 mesi per completare i test ed avere il tempo di redigere un nuovo accordo specialistico del lavoro che andava a sostituire tutti i precedenti accordi storici di Mirafiori del 1969, ’70 e ’71 &#8211; fino ad allora considerati mostri sacri intoccabili. Finalmente, dopo intensi scontri sindacali all’interno del gruppo del Lingotto, ecco il miracolo tanto atteso: la contrattualizzazione dell’organizzazione del lavoro! Pomigliano, quindi, è il primo impianto FCA che rinasce sotto l’egida del nuovo contratto, fondamentalmente basato sul modello Ergo-UAS e, soprattutto, chiarificatore di concetti tecnici e insidiosi come metrica del lavoro, rendimento standard, saturazioni, maggiorazioni, pause, comunicazione, in base a standard internazionali solidi e presidiati da enti terzi e neutrali &#8211; peraltro, la Fondazione Ergo ha avuto un ruolo fondamentale in tutto questo, grazie alla sua neutralità e alle competenze tecniche in essa racchiuse. Perché è necessario spiegare questi aspetti per comprendere l’importanza di Pomigliano? Il motivo principale consiste nel fatto che, per trasformare così radicalmente lo stabilimento partenopeo sia tecnologicamente sia culturalmente, sia stato necessario allineare gli obiettivi di tutte le parti direttamente coinvolte (proprietà, manager, lavoratori e rappresentanti dei lavoratori), sulla base di un presupposto di fiducia reciproca, una sorta di patto col diavolo, il quale prevede il raggiungimento dei massimi risultati di produttività, nel rispetto dei limiti di fatica e attraverso l’utilizzo di tutte le menti dei protagonisti, da Marchionne all’ultimo degli operai. Se il metodo di Pomigliano è <i>win-win</i>, è ipotizzabile che il suo approccio rinnovi il patto lavoro capitale che è stato una delle leve del successo del Nord Est? Ovvero, come possiamo diffondere il modello Pomigliano nelle piccole imprese?</p>
<h2> <b>La nostra proposta: il Programma di Audit e Certificazione BellaFactory</b></h2>
<p>Il termine è volutamente innovativo e vuole indicare una nuova via: <b>BellaFactory</b>. La bella fabbrica è un’unità produttiva BELLA, non architettonicamente, ma nei più profondi contenuti: il modello operativo, la produttività, la sicurezza sul lavoro e le relazioni azienda-sindacato costruttive, ovvero tutti gli elementi che sostengono alla base il modello Pomigliano. La Fondazione Ergo propone alle PMI un programma di competitività industriale del manufacturing italiano che prevede un audit in grado di identificare rapidamente quali siano i gap di costo che appesantiscono le nostre fabbriche e le azioni necessarie per colmare tali gap; vogliamo, in tal modo, dare accesso anche alle fabbriche di dimensione medio-piccole ad un universo di competenze ed esperienze di campo ad oggi di esclusivo dominio dei grandi gruppi industriali. Per coltivare e diffondere con successo il proprio modello operativo (il più conosciuto è il Toyota Production System, originatore della filosofia del <i>Lean Manufacturing</i>) è indispensabile disporre di un sistema di audit oggettivo e indipendente, che sappia fornire una visione olistica su tutte le dimensioni fondamentali del proprio modello (costi, tempi, qualità, competenze ed investimenti). Gli audit BellaFactory adottano i medesimi criteri di indipendenza, confidenzialità e trasparenza richiesti alle società di revisione dei conti &#8211; l’idea è quella di mettere a disposizione di tutte le aziende un servizio professionale e indipendente che misuri l’evoluzione del sistema produttivo e supporti l’adozione misurata e graduale delle migliori pratiche mondiali nel campo manifatturiero. Finalmente, quindi, è giunto il momento di integrare nei gangli dei meccanismi organizzativi della fabbrica (oserei dire nel suo DNA) concetti, strumenti e logiche <i>lean</i>, rendendoli parte funzionale della quotidianità delle operazioni, non solo oggetto dei sogni e delle ambizioni dei nostri imprenditori e manager.</p>
<h2> <b>Aree di valutazione dell’Audit BellaFactory</b></h2>
<p>Le aree di valutazione dell’Audit BellaFactory sono 4: il modello operativo, la produttività, l’ergonomia e le relazioni azienda-sindacato. <b>Modello Operativo</b> Il modello operativo: in informatica, è ciò che Windows rappresenta per il computer, ovvero l’insieme di procedure e processi che consentono al PC di funzionare. Nell’industria, esso è spesso chiamato Production System: il più noto di questo è il TPS, il Toyota Production System,  fonte di origine di un prodotto ben conosciuto e ben sfruttato commercialmente dagli americani: la “filosofia” <i>Lean Manufacturing</i> (pensate che in Giappone il termine <i>Lean</i> non era affatto conosciuto; nel Paese del Sol Levante ciò che gli americani vendono come una chimera irraggiungibile, per i giapponesi non è altro che la normalità quotidiana, fondata su un religioso rispetto di procedure e standard aziendali evoluti). Sulla base del TPS, sono nati molti sistemi produttivi nelle principali multinazionali più grandi ed organizzate – solitamente, questi prendono il nome dall’azienda, ad esempio il Fiat Auto Production System (poi diventato World Class Manufacturing – WCM), il Whirlpool Production System (WPS) o il Bosch Production System (BPS). La valutazione del modello operativo nell’Audit BellaFactory viene eseguita attraverso una struttura di modello operativo distillato dai migliori 30 sistemi produttivi sviluppati nell’industria mondiale. <a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/02/Tempio-PSYS-BF.png"><img class="alignleft size-large wp-image-1015" alt="Tempio PSYS BF" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/02/Tempio-PSYS-BF-1024x618.png" width="995" height="600" /></a> Anche noi abbiamo adottato l’icona del tempio per la rappresentazione strutturale del modello, poiché il tempio ha solide fondamenta, un tetto che indica una direzione e che poggia su pilastri indistruttibili. Le fondamenta sono costituite da: la capacità di guidare il cambiamento (<i>leadership + change management</i>); il consolidamento in standard di processi eccellenti (<i>best practice</i>); gli strumenti di miglioramento organizzati in chiari percorsi di evoluzione (<i>improvement routes</i>). I pilastri sono strutture organizzative cross &#8211; funzionali, progettate per guidare l’organizzazione lungo i percorsi di miglioramento standard, attraverso stadi evolutivi sempre più maturi ed ambiziosi, i quali richiedono strumenti a crescente livelli di complessità e sono responsabili dell’eliminazione di causali di spreco omogenee (ad esempio il pilastro della Manutenzione Professionale o della Qualità). Sopra i pilastri, c’è una una soletta, un pilastro trasversale che unisce e collega la struttura sottostante al tetto, in cui sono racchiusi gli obiettivi strategici; la soletta è uno speciale tipo di pilastro, chiamato <i>Cost &amp; Benefit Deployment</i>, generalmente guidato dal CFO (direttore finanziario e controller), il quale assicura la trasformazione dei risultati operativi in risultati finanziari effettivamente riscontrabili nel bilancio della società (troppe aziende vincitrici di lean award sono finite sul lastrico…). Ovviamente molte aziende che si sottopongono all’Audit BellaFactory non hanno formalizzato il proprio modello operativo, né dispongono di cartelloni informativi nei reparti o di <i>board</i> con <i>chart</i> mille &#8211; colori in evidenza; ciò non rappresenta un problema in quanto BellaFactory guarda alla sostanza delle cose: è un approccio concreto e sistematico al miglioramento continuo (ciclo di Deming PDCA) con il coinvolgimento attivo di tutti i livelli dell’organizzazione. <b>Produttività</b> Mentre nella prima parte si guarda alla struttura organizzativa della fabbrica che apprende e migliora, in questa seconda parte si verificano i risultati quantitativi. Se il modello operativo è ben congegnato e funziona correttamente, dovremmo concludere che tutto è a posto; in realtà, troppo spesso capita di assistere in fabbrica a rappresentazioni teatrali di modelli operativi di cartapesta. Io identifico queste fabbriche col termine di “Pink Factory”, ovvero un effetto per cui tutto appare rosa poiché tutti indossano occhiali con lenti rosa, generato dal contemporaneo verificarsi di due condizioni: forte pressione dall’<i>Headquarter</i> per la piena adozione del sistema produttivo di gruppo e scarsa qualità degli standard disponibili nel gruppo (tempi standard, costi standard). Per contrastare tale rischio, causa soltanto di costi certi e risultati effimeri, noi misuriamo i livelli di produttività rispetto a standard oggettivi e riconosciuti internazionalmente – infatti, se il modello operativo è ben progettato e correttamente applicato, l’analisi della produttività ne mostrerà l’evidenza quantitativa. La Fondazione, grazie a più di vent’ anni di storia nell’esecuzione di <i>check up</i> di produttività, dispone di benchmark internazionali tramite i quali è possibile rilevare con precisione e rapidamente eventuali gap di competitività nei costi di trasformazione. Questa parte dell’audit si basa su valutazioni quantitative effettuate su un campione di operazioni selezionate dall’audit manager; tali operazioni vengono smontate e rimontate mediante l’utilizzo della metrica MTM la quale, dato un metodo, fornisce un tempo standard certo e trasparente. Ponendo il focus dell’analisi sul metodo di lavoro, si osservano e si valutano nel dettaglio le porzioni di costo di trasformazione spese per attività a valore aggiunto, a non valore aggiunto, movimenti del corpo, maggiorazioni ergonomiche, perdite di efficienza, fino a calcolare il costo di trasformazione per unità di prodotto. <a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Productivity.png"><img class="alignleft size-large wp-image-1089" alt="Productivity" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Productivity-1024x526.png" width="995" height="511" /></a></p>
<h3><b>Ergonomia</b></h3>
<p>Anche questa è una parte assai quantitativa, soprattutto per quanto riguarda l’analisi dei rischi da sovraccarico biomeccanico generati da posture del corpo, forze, movimentazione carichi e movimenti ripetuti degli arti superiori; in base all’ analisi MTM dei cicli campionati nel punto precedente (Produttività), alimentiamo di dati il sistema di analisi ergonomica EAWS, un sistema ingegneristico di progettazione ergonomica del lavoro, utilizzabile anche nella mappatura del rischio da sovraccarico biomeccanico, così come richiesto dal D.Lgs. 81/2008. L’analisi ergonomica, oltre ad evidenziare la necessità di attuare soluzioni migliorative, viene utilizzata nel modello innovativo ERGO-MTM per la quantificazione dei periodo di recupero (pause e saturazioni massime). <b>Relazioni Azienda-Sindacato</b> Il Progetto BellaFactory nasce dall’esigenza di supportare la competitività dell’industria italiana, necessariamente attraverso un utilizzo efficiente ed efficace di tutte le risorse umane e tecnologiche, garantito da una precondizione fondamentale: la condivisione degli obiettivi operativi e di business, allineati su un goal condiviso; per arrivare a ciò, è indispensabile parlare la stessa lingua (si parla di “tassonomia dell’organizzazione del lavoro”, quindi il riconoscimento di una definizione comune di concetti quali rendimento del lavoro, ciclo, saturazione, efficienza, produttività, valore aggiunto) e condividere il modello operativo. In questa sezione dell’audit, ascoltiamo la voce dei rappresentanti sindacali, ponendo domande specifiche, finalizzate a valutare il loro grado di coinvolgimento e di formazione e la trasparenza del processo di sviluppo del ciclo di lavoro fino alla produzione a regime e alla fase del miglioramento aziendale continuo. Il risultato di un audit BellaFactory si manifesta in indici che, insieme, formano un punteggio complessivo, calcolato come media pesata dei punteggi delle singole quattro aree. Il modello operativo “pesa” il 30% del punteggio, così come la produttività, mentre le aree “sicurezza sul lavoro” e “relazioni azienda – sindacato” hanno un peso pari al 20%. Oltre ai punteggi, nel report dell’audit vengono descritte le opportunità di miglioramento e indicate le azioni da intraprendere per raggiungerlo – tale risultato, inoltre, dovrà essere rilevato e misurato nell’audit successivo, di norma pianificato 12 mesi dopo. <a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Score-tot.png"><img class="alignleft size-full wp-image-1090" alt="Score tot" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Score-tot.png" width="966" height="493" /></a> Se il punteggio finale supera la soglia dei 2 punti, scatta la certificazione <i>Blu Factory</i>, che è strutturata in 4 livelli crescenti: Blu Factory, Advanced Blu Factory, Blu Professional Factory e Top Blu Factory (livello <i>best-in-class</i>). <a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/02/Blu-Factory-levels.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-1013" alt="Blu Factory levels" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/02/Blu-Factory-levels-1024x450.jpg" width="995" height="437" /></a></p>
<h2><b>Come Aderire al Programma BellaFactory</b></h2>
<p>Il programma BellaFactory è un’opportunità per:</p>
<ul>
<li>Le PMI, le quali possono accedere a benchmark e competenze altrimenti non raggiungibili;</li>
<li>I grandi gruppi con numerosi impianti produttivi dislocati in Italia e all’estero, ai quali la Fondazione fornisce una visione neutrale ed oggettiva;</li>
<li>I sindacati, i quali possono garantire ai lavoratori la correttezza dell’applicazione di un modello operativo moderno e partecipativo.</li>
</ul>
<p>Per partecipare a tale programma, è sufficiente richiedere la registrazione e sottoporsi ad una indagine preliminare eseguita attraverso un questionario autosomministrato avente l’obiettivo di verificare alcune condizioni indispensabili per poter essere oggetto di audit. Questo check preliminare dà anche diritto ad aderire al <strong>BellaFactory Club</strong>, accedendo, così, ai seguenti servizi:</p>
<ul>
<li>Network industriale internazionale a livello di top manager (C-level);</li>
<li>Scouting continuo delle opportunità di incentivo (gestione delle relazioni pubblico-private);</li>
<li>Think Tank sull’Organizzazione del Lavoro;</li>
<li>Benchmarking Operativo (visite a processi best in class e soluzioni di Industry 4.0);</li>
<li>Benchmarking organizzativo (modelli operativi);</li>
<li>Supporto tecnico contratti specialistici sui temi lavoro e sicurezza/ergonomia;</li>
<li>Formazione sindacale;</li>
<li>Esposizione mediatica dell’azienda (se desiderata).</li>
</ul>
<p><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Adesione-BF.png"><img class="alignleft size-full wp-image-1092" alt="Adesione BF" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2016/04/Adesione-BF.png" width="979" height="839" /></a></p>
<h2><b>Award BellaFactory</b></h2>
<p>Ogni anno la Fondazione premia i migliori risultati di audit per cluster di aziende omogenee per tipologia di modello operativo. Il 14 aprile 2016 presso il Centro Convegni dell’Unione Industriali di Torino si svolgerà la prima cerimonia di award, che vedrà premiati i primi plant pilota cha avranno saputo raggiungere e superare la soglia di certificazione <i>Blu Factory</i>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Due settori industriali a confronto: l’automotive e il bianco</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 08:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rachele Sessa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Gabriele Caragnano &#8211; Dalle scelte del management, all’organizzazione degli stabilimenti fino al modo di lavorare interno alla fabbrica: le differenze tra ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Gabriele Caragnano &#8211; Dalle scelte del management, all’organizzazione degli stabilimenti fino al modo di lavorare interno alla fabbrica: le differenze tra due settori dell’industria italiana raccontano lo scenario del nostro Paese e indicano una direzione molto chiara.</p>
<p>I due mondi, bianco e auto, hanno un comune denominatore: per entrambi è fondamentale, o meglio dovrebbe esserlo, tendere e approcciare a forme di lavoro nuove e moderne. È necessario, infatti, che la realtà aziendale si assicuri prima di tutto che il sistema organizzativo funzioni secondo determinate regole che garantiscano il massimo livello di efficienza possibile nel rispetto di standard in materia di ore lavorate, pause, ritmi, ecc., ma senza tralasciare aspetti ugualmente importanti come il concetto di qualità del lavoro e di team affinché il clima aziendale sia positivo e aperto.</p>
<p>Indubbiamente le scelte manageriali, lo stile adottato e la volontà di sviluppare un nuovo modo di lavorare sono la base per aumentare la produttività industriale. In altre parole, ciò che rende un settore poco dinamico, come oggi quello del bianco, è certamente il parziale utilizzo delle risorse umane. Al contrario, un settore come quello dell’automotive italiano ha saputo rinnovarsi negli anni, grazie a manager di larghe vedute che hanno compreso il significato delle nuove sfide a cui il mercato e la crisi economica li ha sottoposti.</p>
<p>Il settore dell’automotive oggi ha radicalmente cambiando il concetto di fabbrica, ne è un bellissimo esempio il video girato nello stabilimento FIAT di Melfi sulle note della canzone Happy di Pharrell Williams, dove si vede un modello di fabbrica moderno (operai con tute bianche, ambienti pulitissimi, moderni e molto luminosi). Se negli anni 60 visitando uno stabilimento si potevano osservare stuoli di operai in tuta blu che avvitavano bulloni in ambienti tristi e silenziosi, ora non è più così. Oggi le fabbriche di automobili sembrano atelier di alta moda, il lavoro è organizzato in piccoli gruppi di persone con un team leader che si occupa del miglioramento continuo, gli ambienti sono colorati e gradevoli, le mansioni diversificate.</p>
<p>Nel settore del bianco questa evoluzione non è ancora avvenuta. E’ voluta, ma troppo spesso è rimasta solo sulla carta. Si è parlato molto di ripensare in termini più moderni l’utilizzo delle risorse e l’organizzazione del lavoro, ma il risultato è che oggi un’azienda del bianco è molto simile a quella di trent’anni fa. I modelli organizzativi evoluti in stile Toyota (production system) sono noti e diffusi tra i manager del bianco; mancano i meccanismi attuativi che fanno scendere i concetti fino al posto di lavoro, arrivando a modificare comportamenti e condizioni di lavoro dell’operaio.</p>
<p>E allora, per risalire la china perché non chiedere ai manager del settore auto di salvare e riorganizzare il settore del bianco? Nel settore auto, come ad esempio in FIAT, ogni qual volta si avvia la produzione un nuovo modello, avviene un ammodernamento totale degli stabilimenti per aggiornare ogni sistema operativo, dagli aspetti hardware degli impianti e attrezzature a quelli software dei sistemi informativi e delle risorse umane. Indubbiamente questo richiede cospicui investimenti, come per Pomigliano con la produzione della nuova Panda, ma è sotto gli occhi di tutti che le scelte fatte da FIAT abbiano dato e continuino da dare i loro frutti.</p>
<p>Purtroppo non è così nelle aziende del bianco. Quando un nuovo elettrodomestico entra in produzione, nonostante anche in questo caso siano stanziati ingenti investimenti, le linee di montaggio e l’organizzazione del lavoro continuano a perpetrare modelli organizzativi obsoleti. Non si considerano le risorse umane come un fattore chiave della competitività. I lavoratori rappresentano solo un costo che deve essere minimizzato, piuttosto che una fonte di vantaggio competitivo difficilmente replicabile.</p>
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		<title>Partecipazione e fatica calcolata on line: così si lavora nella fabbrica laboratorio</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jan 2014 19:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Caragnano]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[FIAT]]></category>
		<category><![CDATA[Panda]]></category>
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		<description><![CDATA[di Diodato Pirone Devi entrarci dentro per capire cos’è il fortino Pomigliano. La grande fabbrica sotto il Vesuvio è un tuffo in ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Diodato Pirone</p>
<div id="attachment_624" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/01/IMG_00000083.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-624" alt="Diodato Pirone" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/01/IMG_00000083-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Diodato Pirone</p></div>
<p>Devi entrarci dentro per capire cos’è il fortino Pomigliano. La grande fabbrica sotto il Vesuvio è un tuffo in un Truman Show: pezzi di Giappone e di Germania mischiati al profumo delle macchinette distributrici di caffé. Ti accoglie un cartellone elettronico e la scritta «zero infortuni». Poi il plant ti inghiotte in un capannone luminosissimo, sotto il quale fatica la gran parte dei duemila operai le cui mani fanno nascere le Panda made in Italy. Una ogni 70 secondi.</p>
<p>Cos’è Pomigliano? La frontiera dove il lavoro italiano dimostra di non essere secondo a nessuno o un lager modellato sullo sfruttamento moderno? La prima risposta arriva da Marisa Giannini, una bella trentenne infilata nella identica tuta lasca e immacolata degli operai, perché a Pomigliano quadri e impiegati, a partire dal direttore Sebastiano Garofalo, sono vestiti allo stesso modo e lavorano fianco a fianco agli operai, separati da un semplice cristallo. Giannini fa la shift manager (direttore di turno): insomma lei comanda il ballo di mille operai. E’ un ingegnere meccanico laureato a Napoli, un prodotto doc del territorio.</p>
<p>«Sai qual è la verità &#8211; dice Giannini camminando lungo le 385 stazioni di montaggio &#8211; Siamo in prima pagina per il sindacato. Invece quello che conta è che qui c’è una nuova mentalità operaia». Cioè? «Da sempre gli operai &#8211; prosegue Giannini &#8211; pensano che capi e capetti non capiscono un cavolo e che sono loro a portare avanti la produzione». E allora? «Allora, qui questa convinzione vacilla. Forse per la prima volta in Fiat c’è uno scambio produttivo fra il sapere informale degli operai, che è prezioso, e gli obiettivi dell’azienda. Un po’ come in Giappone. Qui è nata una nuova organizzazione del lavoro Fiat. Qui, nel Sud, in quello stabilimento che ci ha fatto piangere tante volte, stiamo realizzando l’auto italiana a zero difetti». Le prove? Giannini riferisce di analisi interne molto dettagliate.</p>
<p>Che sia propaganda o meno un fatto è certo: lungo il montaggio si ascoltano dialetto napoletano e termini giapponesi. Kaizen (cambiamento continuo) e poka joke (un sistemino che azzera piccoli errori di montaggio) sono le parole più frequenti.</p>
<p>Merito della tecnologia, certo: ci sono 630 robot che al buio (per risparmiare la luce) saldano le scocche al millimetro. Ma in realtà il «segreto» di Pomigliano sembra essere l’organizzazione della fatica umana, quella per la quale il 7 novembre Pomigliano sarà premiata come migliore fabbrica europea dalla rivista ingegneristica tedesca AutoProduktion.</p>
<p>Ecco qualche esempio. Mario, meno di 30 anni, del montaggio è uno dei 170 operai assunti &#8211; per paradosso &#8211; per non lavorare. Fa il capo-squadra (team leader) e come ogni sei/otto operai (finora in Fiat i capi-squadra erano uno su 20/25 operai) non monta i pezzi ma coordina il lavoro dei suoi colleghi. «Ora è tutto molto più organizzato di prima», assicura. Il suo potere è da piccolo manager: dà permessi ai «suoi» operai e li propone per i premi. Formula proposte di miglioramento (8.000, finora) e ferma la linea se trova un componente imperfetto. In questo caso scatta un allarme che prevede il controllo del pezzo per le le 7 mila auto succesive e l’immediata riduzione del voto di qualità al fornitore.</p>
<p>L’altra grossa novità del processo produttivo pomiglianese è un metodo di lavoro dal nome indigesto: Ergo-Uas (ergonomia unita a Universal analysing system), che significa pianificazione maniacale del montaggio. «Fiat oggi sa che per montare i 5 mila pezzi della Panda servono 54 mila movimenti degli operai», spiega il progettista della linea, l’ingegner Gabriele Caragnano. Ogni movimento &#8211; anche il montaggio di una vite &#8211; è misurato al computer per stabilirne il tempo ottimale di durata, la fatica richiesta e il riposo compensativo in secondi. «Con l’obiettivo non di lavorare più velocemente &#8211; assicura Caragnano &#8211; ma di sincronizzare al meglio il lavoro evitando che alcuni operai sudino e altri perdano tempo».</p>
<p>«Ma lo sforzo più grande &#8211; aggiunge Garofalo, il direttore siciliano («Figlio di un bidello», lo scriva) &#8211; lo abbiamo fatto sul coinvolgimento degli operai. Ogni squadra deve presentare 30 proposte di miglioramento l’anno. Una ci ha fatto risparmiare 65 mila euro». E’ sera quando si esce dalla fabbrica-laboratorio. Si intravede il profilo del Vesuvio, il vulcano tutt’altro che spento.</p>
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		<title>Fiat Pomigliano, esempio di eccellenza italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Oct 2013 06:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Caragnano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FIAT]]></category>
		<category><![CDATA[Pomigliano]]></category>

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		<description><![CDATA[FIAT: DE VINCENTI, POMIGLIANO SEGNALE FORTE POTENZIALITÀ «Ho apprezzato come lo stabilimento Fiat di Pomigliano utilizzi tecnologie d&#8217;avanguardia sia nell&#8217;organizzazione del processo ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>FIAT: DE VINCENTI, POMIGLIANO SEGNALE FORTE POTENZIALITÀ</p>
<p>«Ho apprezzato come lo stabilimento Fiat di Pomigliano utilizzi tecnologie d&#8217;avanguardia sia nell&#8217;organizzazione del processo produttivo che nel controllo e miglioramento della qualità del prodotto». È il commento del sottosegretario allo Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, dopo una visita, oggi, al sito Fiat campano. Questo- conclude &#8211; è un segnale forte di ciò che si può fare nel settore dell&#8217;automobile e delle potenzialità di sviluppo delle produzioni Fiat in Italia».</p>
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