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	<title>Title &#187; Uliano</title>
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	<description>Femi&#039;s blog</description>
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		<title>Quali proposte chiave per la politica e quali per manager e imprenditori per vincere la sfida competitiva nei prossimi 5 anni?</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2016 14:07:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Caragnano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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		<description><![CDATA[Report del dibattito nell&#8217;evento BellaFactory Award del 14 Aprile a Torino Conduce: Diodato Pirone, giornalista del Messaggero. Intervengono: −        Carlo Panzarasa, Direttore ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Report del dibattito nell&#8217;evento BellaFactory Award del 14 Aprile a Torino</p>
<p>Conduce: Diodato Pirone, giornalista del Messaggero.</p>
<p>Intervengono:</p>
<p>−        Carlo Panzarasa, Direttore Manufacturing Engineering Magneti Marelli</p>
<p>−        Gianluca Ficco, Dirigente Nazionale UILM</p>
<p>−        Gianfranco Viesti, Prof. Economia Applicata Univ. Di Bari</p>
<p>−        Giuseppe Berta, Prof. Storia Contemporanea Univ. Bocconi</p>
<p>−        Ferdinando Uliano, Segretario Nazionale, FIM-CISL</p>
<p>−        Paolo Bricco, Giornalista Sole24Ore</p>
<p>−        Paride Saleri, Presidente OMB</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal dibattito vivace e brillante condotto dal bravissimo Pirone sono emersi alcuni spunti molto interessanti sia per le aziende sia per la nostra politica industriale nazionale. Proviamo a raccoglierne alcune delle più interessanti in una sorta di “libretto degli appunti”:</p>
<p><strong>Alle nostre aziende manifatturiere</strong>:</p>
<ul>
<li>Saper coniugare l’unicità e l’artigianalità dei prodotti tipici dell’eccellenza italiana (es. Maserati, Ducati, Mobili Busnelli) con la gestione scientifica del lavoro e la standardizzazione dei processi produttivi</li>
<li>Studiare e applicare i principi “<i>lean</i>” anche nelle aziende famigliari, evitando di comprare da scaffale strumenti gestionali iper-pubblicizzati come la panacea di tutti i mali (es. Kaizen, 5S, Supermarket, SMED, ecc.). Fondamentale è la capitalizzazione e stratificazione di conoscenze via via più complesse che, nell’insieme, vadano a costituire un modello operativo sostenibile</li>
<li>La partecipazione si fa in due. Azienda e sindacato devono arrivare alla contrattualizzazione dell’organizzazione del lavoro (metrica, fatica, pause, coinvolgimento, leadership), rinunciando alla contrattazione continua sui tempi di lavoro, che non sono altro che una logica conseguenza dell’applicazione di metodologie avanzate di progettazione (es. Ergo-MTM)</li>
<li>Puntare sul miglioramento contestuale di produttività ed ergonomia grazie all’adozione di sistemi moderni di analisi lavoro (Ergo-MTM). Rompere il paradigma “più produttività, più malattie professionali”</li>
<li>Migliorare la competitività attraverso l’eccellenza operativa per non ricorrere a riduzioni salariali</li>
<li>Adottare sistemi di contrattazione integrativa con indicatori chiari, leggibili, influenzabili dai lavoratori e continuamente monitorati e comunicati</li>
<li>Definire e concordare regole chiare in fabbrica per governare le relazioni sindacali</li>
<li>Le imprese italiane vincenti producono prodotti intrisi di conoscenze; fondamentale l’appartenenza a distretti di conoscenze (es. la via Emilia per i motori)</li>
<li>Fattori critici di successo: utilizzo di sistemi moderni (organizzazione e macchinari), innovazione e internazionalizzazione</li>
<li>L’innovazione vera viene dall’esterno della <i>comfort zone</i> (utilizzo di nuovi materiali – es. i materiali compositi – e di nuovi processi produttivi spesso abilitati dall’effetto digital)</li>
<li>Indispensabile investire sistematicamente sulla qualità delle risorse umane (il costo di un’opportunità di business mancata è di gran lunga superiore al costo incrementale di una risorsa più preparata e quindi più pagata)</li>
<li>Adozione del lavoro di gruppo come soluzione organizzativa permanente; delega verso il basso, formazione e lotta alla gerarchia</li>
<li>Necessità di gestire l’azienda in modo trasparente, soprattutto nei confronti dei lavoratori e dei loro rappresentanti (insegniamo alle RSU a leggere il bilancio e rendiamolo disponibile)</li>
<li>Indispensabile per l’attivazione di un modello partecipativo l’adozione di sistemi scientifici di misurazione condivisi, in grado di collegare le perdite di efficienza alle voci del bilancio (<i>cost &amp; benefit deployment</i>)</li>
<li>Dare risalto ai casi di successo nelle PMI</li>
<li>Approccio proattivo e preventivo alla produttività e all’ergonomia mediante l’utilizzo di sistemi di preventivazione e simulazione per intercettare i vincoli nella fase di progettazione (prevenire è meglio che curare). Logica Ergo-UAS</li>
</ul>
<p><strong>Alla nostra politica industriale</strong>:</p>
<ul>
<li>Spingere sulla decontribuzione dei premi per favorire i contratti integrativi aziendali</li>
<li>Varare una legge chiara ed equilibrata sulle rappresentanze sindacali, lontana da posizioni estremiste di qualunque natura e posizione</li>
<li>Lavorare per la definizione di una politica industriale di sistema che guardi al medio-lungo termine</li>
<li>Molte realtà industriali eccellenti non hanno effetto traino sulle realtà circostanti, poiché sono inserite in una realtà urbana decadente. Fondamentale la costituzione di poli metropolitani più dinamici e all’avanguardia (servizi avanzati, università, tecnologia). L’asse portante deve essere la formazione universitaria</li>
<li>Incentivi alla mobilità e alla ricerca ai migliori atenei italiani per far rientrare i cervelli italiani all’estero e trattenere quelli che stanno crescendo nel nostro Paese</li>
</ul>
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		<title>Fiat acts on the job</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2014 14:19:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Caragnano]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<description><![CDATA[Innanzitutto voglio ringraziare Nicola Porro, vicedirettore de Il Giornale, che oggi ha pubblicato un bellissimo commento sulla brillante rubrica &#8220;Zuppa di Porro&#8221; ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/03/automotive.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-707" alt="automotive" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/03/automotive-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Innanzitutto voglio ringraziare Nicola Porro, vicedirettore de Il Giornale, che oggi ha pubblicato un bellissimo commento sulla brillante rubrica &#8220;Zuppa di Porro&#8221; a proposito di Fiat (alleghiamo qui sotto il link per scaricarlo). Finalmente qualcuno si è accorto che Fiat, grazie alla gestione Marchionne, ha salvato migliaia di posti di lavoro. Siamo soliti leggere sulla stampa di un uomo tirannico e di un&#8217;azienda mangiauomini, che costringe tanti poveri innocenti a lavorare in luoghi aberranti come le fabbriche.</p>
<p>La nostra Fondazione ha avuto un ruolo più che determinante nel ridisegno del sistema produttivo di Fiat. Il contratto di lavoro innovativo di Pomigliano è solo un tassello che compone un quadro ben più ampio ed interessante. Nella nuova Fiat contano di più le misure ed i numeri rispetto alle opinioni, spesso fuorvianti, influenzate da interessi di parte. Porro, pur non essendo uno specialista, grazie alla sua intelligenza intuisce che il nuovo sistema di lavoro si basa su centinaia di migliaia di piccoli dettagli messi in fila in un ordine pianificato fin dalla prima idea di prodotto. Il posto di lavoro oggi non si improvvisa. Si progetta almeno due anni prima che venga realizzato. Non è un problema di rapidità. E&#8217; la necessità di fare le cose bene fin dalla prima volta. Sbagliare un&#8217;attrezzatura e doverla modificare una volta che la produzione è a regime sarebbe troppo costoso. Nel passato queste situazioni generavano fatica e tensione tra gli operai, che si lamentavano delle condizioni di lavoro a volte troppo dure, causate da errori di progettazione. Senza misure, queste situazioni venivano spesso scaricate sul terminale della catena di sviluppo: lo stabilimento. Oggi, grazie ad un approccio più scientifico e globale e, soprattutto, grazie al coinvolgimento di più funzioni al processo di progettazione, moltissimi vincoli vengono intercettati quando il metallo non è ancora stato tagliato, rendendo l&#8217;intervento di modifica possibile ed economico. La partecipazione nella nostra Fondazione di tutte le rappresentanze sindacali metalmeccaniche (ad eccezione della Fiom, che aspettiamo con grande favore) ha reso l&#8217;intero processo di cambiamento possibile ed efficiente. Un particolare ringraziamento va proprio a tutti i sindacalisti che si sono impegnati nella diffusione della cultura dell&#8217;organizzazione scientifica del lavoro (nel gruppo denominata ERGO-UAS) e tra questi certamente voglio nominare i membri sindacali del nostro CdA: Ferdinando Uliano (FIM), Eros Panicali (UILM) e Roberto Di Maulo (FISMIC), nonchè quelli del Consiglio degli Esperti: Gianluca Ficco (UILM) e Alberto Cipriani (FIM).</p>
<p>Ho personalmente contribuito alla stesura del nuovo contratto di lavoro del gruppo FCA e alla sua &#8220;vendita&#8221; alle organizzazioni sindacali. Mi sono occupato dei contenuti tecnici che riguardano i ritmi di lavoro, i tempi standard, le saturazioni delle linee, i livelli di fatica, la gestione dei rischi da sovraccarico biomeccanico e l&#8217;organizzazione del lavoro (pause e rotazioni). Faccio tutto questo da molti anni in tutte le parti del mondo e oggi, con molto orgoglio, devo dire, voglio urlare, che il gruppo FCA è all&#8217;avanguardia per tutti questi temi, sopravanzando gruppi che nel nostro Paese godono di una considerazione molto elevata. I nuovi stabilimenti italiani di FCA sono dei gioielli di organizzazione e tecnologia e devono rappresentare un modello da esportare in Italia in tutti i settori in cui è prevalente l&#8217;utilizzo della manodopera</p>
<p>A brevissimo, la nostra Fondazione lancerà un&#8217;iniziativa che ha proprio lo scopo di rendere disponibile questo tipo di cultura industriale a tutte le industrie, di qualsiasi dimensione. Seguiteci e vedrete &#8230;</p>
<p><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/12/Zuppa-di-Porro-07dic2014.pdf">Zuppa di Porro 07dic2014</a></p>
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		<title>Fiat, Uliano (Fim-Cisl): Marchionne dia più soldi agli operai. Premi più alti nelle quattro fabbriche che già vanno bene</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Mar 2014 02:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Caragnano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Diodato Pirone Ferdinando Uliano è il responsabile Fim-Cisl per la Fiat e Cnhi (Iveco e trattori New Holland). Dopo le ultime ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Diodato Pirone</p>
<div id="attachment_624" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/01/IMG_00000083.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-624" alt="Diodato Pirone" src="http://blog.ergo-mtm.it/wp-content/uploads/2014/01/IMG_00000083-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Diodato Pirone</p></div>
<p>Ferdinando Uliano è il responsabile Fim-Cisl per la Fiat e Cnhi (Iveco e trattori New Holland). Dopo le ultime dichiarazioni dell&#8217;amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne («Con Chrysler ora abbiamo i mezzi per ripartire anche in Europa, a partire dalla Renegade prodotta a Melfi»), facciamo il punto sulla situazione sindacale e produttiva degli stabilimenti Fiat in Italia. Un quadro molto più articolato di quanto comunimente si crede.</p>
<p><strong>Allora, partiamo dal quadro generale: qual è, dal vostro punto di vista, la situazione delle fabbriche Fiat?</strong><br />
«Fino all’anno scorso lo scenario era praticamente tutto nero. Ora non più. Si sono completati gli investimenti a Melfi, Sevel, Grugliasco e a maggio ci aspettiamo il nuovo piano con il rilancio dell&#8217;Alfa su Cassino e il completamento del polo del lusso a Mirafiori. Il tutto nel quadro dell’acquisizione del 100% di Chrysler che ovviamente è un punto positivo. Il fatto è che già da tempo alcune fabbriche Fiat in Italia vanno bene. Insomma, c’è un raggio di luce, anzi qui e là è proprio sereno. E’ per questo che noi continuiamo a chiedere alla Fiat un aumento di 40 euro mensili, anche se ci rendiamo conto che il quadro complessivo del mercato e dei conti aziendali europei è ancora critico. Ma per noi un contratto non può esserci senza aumenti salariali».</p>
<p><strong>Oltre all’aumento salariale, quali altri elementi caratterizzano le vostre richieste?</strong><br />
«Segnalo, tra gli altri, due elementi. Primo: vorremmo partire con l’azienda con la contrattazione aziendale di secondo livello perché riteniamo che negli stabilimenti che vanno bene ci siano le condizioni perché i lavoratori ottengano di più. Secondo: sottolineo che nella parte normativa del nuovo contratto, nelle parti già condivise, abbiamo ottenuto oltre ai miglioramenti sull&#8217;orario, anche un avanzamento di carriera per gli operai che fanno i team leader (figura chiave nella nuova organizzazione aziendale perché organizzano minisquadre di 6 colleghi che sono la chiave per l’aumento della produttività)».</p>
<p><strong>Dunque, nelle fabbriche Fiat non c’è solo cassa integrazione.</strong><br />
«Oggi abbiamo tre/quattro stabilimenti, nell&#8217;auto,che marciano bene e spesso ricorrono allo straordinario. In Cnhi molti di più».</p>
<p><strong>Quali stabilimento fanno straordinario?</strong><br />
«A Grugliasco i 2.000 addetti alla Maserati spesso lavorano di sabato. Ad Atessa, alla Sevel che fa i furgoni Ducato, sono appena stati assunti alcuni lavoratori interinali e sono stati chiamati dipendenti Fiat da altre fabbriche. Poi c’è il caso della VM Motori di Cento in provincia di Ferrara, 1.200 dipendenti appena integrati nel gruppo Fiat, che qualche volta lavorano anche di domenica perché producono i diesel Maserati e per l&#8217;America dove sono molto richiesti. Alla Maserati di Modena, infine, sta partendo il secondo turno per la produzione dell’Alfa 4C».</p>
<p><strong>E per questi stabilimenti, solo per loro, vorreste avviare una contrattazione di secondo livello per ottenere miglioramenti economici. Giusto?</strong><br />
«I dipendenti di queste fabbriche vedono volumi in crescita. A loro l’azienda chiede un impegno che merita di essere premiato».</p>
<p><strong>Veniamo al caso della VM di Cento comprata dalla Fiat nello scorso autunno. E’ di queste ore la notizia che cambierà nome e si chiamerà Fiat. I suoi 1.200 dipendenti finora hanno avuto un sistema contrattuale diverso. Perderanno qualcosa?</strong><br />
«Nessuno perderà niente. Per quella fabbrica erano stata concordate due anni fa circa 280 assunzioni e una riduzione delle pause in cambio del forte aumento della produzione di motori».</p>
<p><strong>Ma in alcuni reparti VM le pause restano più lunghe della mezz’ora riconosciuta in Fiat. Dunque?</strong><br />
«Ci batteremo, come è ovvio, perché le assunzioni previste per i prossimi anni, circa 120, siano confermate. La questione delle pause sarà inquadrata nell’applicazione del sistema produttivo della Fiat che è identico in ogni stabilimento. La nostra posizione è chiara: nessun aumento della fatica. Potremmo monetizzare alcune differenze fra l&#8217;attuale situazione e quella futura ma solo una volta verificato con strumenti precisi che la nuova organizzazione del lavoro non fa aumentare la fatica. Desidero essere chiaro, nessun lavoratore VM andrà a rimetterci con il contratto Fiat, anzi potrà avere solo vantaggi».</p>
<p><strong>A proposito di straordinario. Per tutto marzo Pomigliano lavorerà di sabato su un turno. Lì di cassa integrazione ce n’è tanta e Fiat ha appena chiesto una proroga&#8230;</strong><br />
«I sabati di Pomigliano non sono in straordinario perché ad aprile sono previsti due giorni di riposo, con riconoscimento economico. Noi chiediamo all’azienda di alleggerire la posizione dei cassaintegrati, parte dei quali lavorano a rotazione, anche con l&#8217;utilizzo dei contratti di solidarietà a partire dall&#8217;incontro che avremo settimana prossima. Più rotazione più tutela economica, e poi serve una vettura in più per cogliere l&#8217;obiettivo della piena occupazione».</p>
<p><strong>Ieri però Marchionne a Ginevra ha fatto una dichiarazione nella quale, così sembra di capire, dice che con i nuovi Suv Jeep e Fiat darà piena occupazione a Melfi e forse coinvolgerà anche una parte dei cassaintegrati di Pomigliano&#8230;</strong><br />
«E’ una dichiarazione da verificare sul campo, i presupposti ci sono, ma è il mercato che avrà l&#8217;ultima parola».</p>
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